La guerra in Ucraina resta al centro dell’attenzione internazionale, con due dinamiche che procedono in parallelo: da un lato la diplomazia, dall’altro il conflitto sul terreno. Un nuovo round di colloqui è stato fissato per il 17 e 18 febbraio; mentre le parti si preparano a sedersi al tavolo, le operazioni militari continuano a colpire porti, impianti energetici e aree residenziali in varie regioni del Paese.
I negoziati vedranno la partecipazione di Russia, Stati Uniti e Ucraina. La delegazione russa sarà guidata dal consigliere presidenziale Vladimir Medinsky; resta invece da definire la composizione completa delle delegazioni e il loro livello operativo. Al centro delle discussioni dovrebbero esserci tre questioni chiave: l’istituzione di un cessate il fuoco operativo, il controllo dei territori contesi e garanzie internazionali di sicurezza. Le capitali europee e le organizzazioni internazionali seguono con attenzione, auspicando misure rapide di de‑escalation e meccanismi di verifica sul terreno. La sede definitiva degli incontri e altri dettagli pratici verranno comunicati nelle prossime ore.
Dal canto suo, Kiev pone condizioni severe per qualsiasi tornata elettorale: il presidente Volodymyr Zelensky ha ribadito che non si potrà votare senza un cessate il fuoco efficace e garanzie di protezione per la popolazione. Le perdite umane e i danni alle infrastrutture rendono però complesso un ritorno immediato alla normalità e aumentano la cautela ucraina sui tempi e le modalità di qualsiasi soluzione politica.
Tra i nodi più spinosi da risolvere ci sono la definizione precisa delle aree sottoposte a controllo, i meccanismi di monitoraggio e la proposta statunitense di creare una “zona cuscinetto” nel Donbass. L’idea non convince né Kiev né Mosca: le parti mantengono visioni molto diverse sul controllo territoriale e sulle modalità di verifica, e questo complica la possibilità di trovare compromessi rapidi.
Intanto sul terreno la pressione militare non si placa. Negli ultimi giorni le forze russe hanno colpito infrastrutture critiche con raid notturni e attacchi via droni. A Odessa sono stati segnalati danni a impianti energetici e al porto, oltre a numerose abitazioni: blackout, interruzioni del riscaldamento e problemi nell’approvvigionamento idrico hanno reso la vita quotidiana particolarmente difficile. Le squadre di ripristino sono operative, ma le reti energetiche restano fragili.
La situazione regionale varia da luogo a luogo. A Kherson la città è rimasta temporaneamente senza corrente e l’acqua è stata distribuita con generatori in attesa del ripristino dei servizi. A Mykolaiv gli attacchi con droni Shahed hanno causato interruzioni parziali delle forniture elettriche. I nostri inviati sul posto descrivono condizioni ancora fluide e servizi pubblici sotto pressione.
I civili continuano a pagare il prezzo più alto. Sono state segnalate vittime a Kramatorsk e nella regione di Donetsk; vicino a Kherson, nel villaggio di Antonivka, una persona è morta e un’altra è rimasta ferita a causa di una mina antiuomo. Un raid vicino ai porti di Odessa ha ucciso un civile e ferito sei persone, tre in modo grave. Questi eventi sottolineano quanto profondamente le ostilità stiano impattando vite e infrastrutture fondamentali.
Sul fronte economico e diplomatico, Kiev ha adottato misure per interrompere presunte rotte commerciali illecite. Zelensky ha firmato un decreto che sanziona 91 navi accusate di far parte di una “flotta fantasma” usata per eludere restrizioni sul commercio di petrolio: secondo le autorità ucraine, questi natanti avrebbero trasferito carburante da porti russi a terze nazioni con bandiere di circa 20 Paesi. Parallelamente, l’Unione Europea ha approvato nuovi finanziamenti per sostenere le istituzioni ucraine e rafforzare la difesa; i leader occidentali sono impegnati in consultazioni per tagliare le catene logistiche che favoriscono il rifornimento dei combustibili e per mantenere la pressione sugli autori delle violazioni.
Mentre si avvicinano i colloqui del 17‑18 febbraio, molte domande restano aperte: saranno possibili concessioni reali? Come garantirne il rispetto sul terreno? Per ora rimane alta la tensione, con la diplomazia che prova a creare spazi di tregua mentre la guerra continua a trasformare vite e territori.