Negli ultimi rilevamenti il gradimento di Donald Trump appare in forte contrazione. Un sondaggio dell’Università del Massachusetts Amherst, condotto tra il 20 e il 25 marzo su un campione nazionale di circa 1.000 intervistati, registra un tasso di approvazione pari al 33%, il livello più basso dall’inizio del suo secondo mandato. Contemporaneamente il 62% degli americani esprime una disapprovazione del suo operato, segnando un divario netto che solleva interrogativi sulle prospettive politiche a breve termine.
Secondo i dati UMass, il calo non è uniforme: il sondaggio evidenzia diminuzioni consistenti in segmenti che in passato avevano sostenuto il presidente. I ricercatori sottolineano come fattori quali l’impennata dei prezzi, la reazione dei mercati e la gestione di crisi internazionali abbiano inciso sul giudizio dell’opinione pubblica. A questo si sommano tensioni e proteste interne che rendono il quadro politico più fluido rispetto ai cicli precedenti.
Principali risultati del sondaggio UMass Amherst
Il rilevamento indica chiaramente un peggioramento del consenso: il dato del 33% rappresenta un calo di cinque punti rispetto a luglio 2026 e di undici punti rispetto a aprile 2026. I numeri mostrano anche un pronunciato scarto tra approvazione e disapprovazione, con il 62% che boccia l’azione presidenziale. Il professor Tatishe Nteta, direttore del sondaggio, ha collegato questo trend a fattori economici e geopolitici, sostenendo che la combinazione di crisi finanziarie e tensioni internazionali ha eroso parte del consenso accumulato in precedenza.
Calo tra gruppi demografici chiave
Il sondaggio mette in evidenza perdite di sostegno in gruppi fondamentali: tra gli uomini, gli elettori della classe operaia e gli afroamericani il gradimento sarebbe diminuito di quasi 20 punti rispetto ad aprile 2026. Analoghi arretramenti si osservano tra i moderati (in calo di 18 punti) e gli indipendenti (in calo di 13 punti), categorie spesso decisive nelle competizioni elettorali nelle circoscrizioni contese. Questi spostamenti sottolineano come la base elettorale tradizionale possa essere più volatile del previsto.
Valutazioni sulle questioni pubbliche
Oltre al quadro generale, il sondaggio fornisce valutazioni specifiche su temi chiave: il giudizio sulla gestione dell’immigrazione si attesta con un saldo di -25, sul lavoro a -31, sui dazi a -36 e sull’inflazione a -47. Questi indicatori mettono in luce una percezione critica sul fronte economico che pesa sull’immagine presidenziale. Inoltre, la proposta o il sostegno ad azioni militari contro l’Iran riscontra il favore del 29% degli intervistati, mentre il 54% è contrario, segnalando divisioni anche sulla politica estera.
Interpretazione dei numeri
I saldi negativi su temi economici e commerciali evidenziano che le preoccupazioni su costi e prezzi possono essere più incisive di quanto misurato dai soli indicatori macroeconomici. Il sentiment degli elettori appare influenzato da aspetti pratici della vita quotidiana, come il prezzo del carburante e la stabilità dei mercati finanziari, che nel breve periodo tendono a orientare il giudizio verso una maggiore insoddisfazione.
Confronti con altri sondaggi e implicazioni politiche
Parallelamente, un’indagine Reuters/Ipsos diffusa il 24 marzo registrava un tasso di approvazione al 36%, confermando una tendenza al ribasso ma con leggere differenze metodologiche. Quel sondaggio segnalava un’aperta insoddisfazione sulla gestione economica, approvata solo dal 29% degli intervistati, un dato inferiore a quello riscontrato nello stesso periodo per l’amministrazione precedente. Questo confronto mostra come diversi istituti, pur con metodologie differenti, osservino una flessione del consenso che potrebbe tradursi in effetti concreti su mobilitazione elettorale e strategie di comunicazione.
Le conseguenze politiche sono articolate: una perdita di appoggio in segmenti tradizionalmente favorevoli può spingere la Casa Bianca a rivedere priorità e messaggi, mentre l’opposizione potrebbe capitalizzare le debolezze sui temi economici e di politica estera. In un contesto dove i margini sono stretti, ogni punto percentuale perso o guadagnato assume un peso strategico significativo per future competizioni elettorali.