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Il 24 febbraio 2026 il conteggio delle perdite tra le forze russe impegnate in Ucraina ha superato le 200.000 vittime confermate, secondo un registro basato su documenti pubblici e testimonianze verificate. Si tratta di un numero definito dagli autori come minimo accertato, per la difficoltà di registrare tutte le perdite pubblicamente.
Il bilancio delle perdite tra le forze russe impegnate in Ucraina ha raggiunto un traguardo che rievoca l’entità del conflitto: secondo un registro mantenuto da Mediazona in collaborazione con il servizio russo della BBC, le testimonianze verificate e i documenti pubblici raccolti hanno superato le 200.000 vittime confermate.
Questo conteggio, aggiornato il 24 febbraio 2026, è il risultato di un lavoro di verifica su fonti open source come necrologi, documenti giudiziari e segnalazioni locali; gli autori sottolineano che il numero resta probabilmente un minimo accertato, perché non tutte le morti sono rese pubbliche.
Come è stato costruito il conteggio
Il conteggio è stato costruito combinando segnalazioni aperte e analisi statistica per stimare perdite non comunicate. I curatori hanno raccolto nomi e dettagli dai post dei familiari, dagli articoli della stampa regionale e dai comunicati ufficiali. Per compensare la natura parziale delle segnalazioni, la raccolta è stata integrata con dati del Registro delle successioni nazionale e con il metodo dell’eccesso di mortalità maschile. L’approccio mira a identificare decessi non pubblicizzati e a ridurre sottostime causate da segnalazioni non uniformi.
Verifica e limiti metodologici
Ogni voce inserita nella banca dati è sottoposta a controlli incrociati per garantire che provenga da una fonte verificabile. I giornalisti richiedono almeno una conferma pubblica o documentale prima dell’inclusione. Persistono tuttavia limiti rilevanti: molte aree rurali risultano sotto-rappresentate e il conteggio esclude cittadini non russi. I curator segnalano inoltre che i dati delle ultime settimane possono variare man mano che arrivano nuove conferme, quindi il totale va interpretato come un minimo accertato.
Numeri chiave e confronto con altre stime
Il registro nominativo contiene oltre 200.000 nomi, secondo i curatori che raccolgono segnalazioni aperte e analisi statistiche. In parallelo, il CSIS di Washington ha stimato circa 325.000 militari russi uccisi tra febbraio 2026 e dicembre 2026, con ulteriori 875.000 feriti o dispersi; il Cremlino ha respinto tale stima. L’ultimo conteggio ufficiale del ministero della Difesa russo risale a settembre 2026, quando l’allora ministro della Difesa Sergei Shoigu indicò poco meno di 6.000 morti.
Il 2026, anno potenzialmente più sanguinoso
I curatori della lista segnalano che il 2026 potrebbe essere stato l’anno con il maggior numero di perdite. Stime preliminari indicano oltre 90.000 morti solo nell’ultimo anno. Al momento sono confermate circa 49.935 vittime per il 2026, in attesa di ulteriori elaborazioni e verifiche.
I numeri chiave restano suscettibili di variazioni man mano che arrivano nuove conferme. Le autorità e le organizzazioni indipendenti continuano le verifiche per affinare il conteggio.
Distribuzione territoriale e profili demografici
Le autorità e le organizzazioni indipendenti continuano le verifiche per affinare il conteggio. L’analisi territoriale evidenzia concentrazioni differenziate di vittime sul territorio.
L’origine delle vittime risulta prevalente nelle zone con minori opportunità economiche. Tra le aree più colpite figurano Bashkortostan, con circa 9.300 morti secondo aggiornamenti disponibili, e Tatarstan, con circa 7.500. La regione di Sverdlovsk registra circa 6.700 decessi in termini assoluti.
Per contro, le grandi città mostrano perdite inferiori nello stesso confronto. La città di Mosca conta poco meno di 3.200 vittime, mentre la regione metropolitana circostante arriva a quasi 5.500.
Le analisi demografiche e territoriali restano oggetto di verifica. I dati provengono da registri nazionali e da monitoraggi indipendenti, e saranno aggiornati man mano che proseguono i controlli.
I monitoraggi citati da Mediazona e BBC confermano che le vittime provengono in prevalenza da centri piccoli e medi. Circa il 68% degli individui censiti risiede in aree urbane di dimensioni contenute e due terzi proviene da località con meno di 100.000 abitanti. Regioni remote come la Tyva e la Buriatia registrano i tassi più alti pro capite.
Età, ruolo e categoria militare
I dati disponibili mostrano tendenze differenziate per fascia d’età e tipologia di reclute. Nei primi mesi del conflitto le perdite sono state concentrate tra i ventenni arruolati come soldati di professione. Nei periodi successivi è emerso un aumento delle vittime fra volontari, mobilitati e prigionieri reclutati.
Le tre categorie citate costituiscono oltre la metà delle morti segnalate nei registri analizzati. Confronti temporali indicano uno spostamento demografico delle perdite verso reclute meno esperte e ruoli non professionali. Per mobilitati si intende il personale richiamato in servizio nell’ambito delle chiamate straordinarie.
Al 13 febbraio 2026 risultano confermati circa 6.850 ufficiali deceduti, secondo le verifiche raccolte dalle fonti. Le cifre provengono da registri nazionali e monitoraggi indipendenti e saranno aggiornate man mano che procedono i controlli.
Le cifre provengono da registri nazionali e da monitoraggi indipendenti e saranno aggiornate man mano che procedono i controlli.
L’analisi rileva inoltre una diminuzione della percentuale di ufficiali tra le vittime complessive. Dall’inizio del conflitto la loro incidenza è scesa dall’ordine del 10% a pochi punti percentuali. Il dato indica un cambiamento nella composizione delle forze impiegate sul terreno.
Impatto civile e contesto internazionale
Le Nazioni Unite hanno verificato quasi 15.000 morti civili in Ucraina dall’inizio dell’invasione. Il ministero degli Esteri russo ha dichiarato che circa 8.000 civili in Russia sono stati uccisi dalla guerra su larga scala.
La pubblicazione di queste stime indipendenti alimenta il dibattito internazionale sul costo umano del conflitto e sulla confrontabilità dei dati ufficiali. Le differenze tra conteggi nominativi e stime statistiche illustrano la difficoltà di misurare con precisione le perdite in un contesto di guerra e di controllo informativo.
Le redazioni che mantengono questi registri segnalano la necessità di sostegno per proseguire l’attività di raccolta e verifica dei dati. La trasparenza delle informazioni e la capacità di analisi restano elementi essenziali per comprendere l’evoluzione e l’impatto del conflitto. Aggiornamenti e controlli continueranno a influire sulla precisione delle cifre disponibili, mentre le testate sottolineano l’importanza di risorse per garantire verifiche indipendenti e confrontabili.