Una notte qualunque, diventata impossibile da dimenticare.
Crans-Montana e Sofia Prosperi, l’ultimo sorriso prima del rogo
L’ultimo video è semplice. Davanti a uno specchio, un miniabito nero, i capelli lunghi sciolti sulle spalle. Un sorriso pieno, di quelli senza difese. Qualcuno scrive sopra, su TikTok: «Momenti prima del disastro». È un’amica a ricondividerlo.
Quelle immagini, ora, sono diventate uno dei simboli più dolorosi della tragedia di Crans-Montana. La ragazza è Sofia Prosperi. Quindici anni. La più giovane tra i sei ragazzi italiani ufficialmente dispersi nell’incendio del locale Le Constellation, scoppiato nella notte di Capodanno.
Il suo nome arriva per ultimo, mentre per altri tre minorenni la morte è stata già accertata. Un’attesa lunga, logorante. Sofia Prosperi era nata a marzo 2010 a Paradiso, sul lago di Lugano. Viveva con la famiglia a Castel San Pietro, vicino Mendrisio. Si definiva italo-svizzera, lo mostrava senza pensarci troppo: due bandierine sui profili social, una accanto all’altra. Frequentava l’International School di Fino Mornasco, nel Comasco. Ed è proprio da lì che parte l’idea di passare insieme il Capodanno a Crans-Montana. Un viaggio tra compagni di scuola, organizzato come fanno i ragazzi.
Due di loro riescono a salvarsi. Un altro quindicenne resta ferito gravemente e viene trasferito all’ospedale Niguarda di Milano. Di Sofia? Nessuna notizia. Da subito. Solo silenzio.
Il dolore di Crans-Montana per Sofia Prosperi, tra testimonianze e silenzi
Al Le Constellation Sofia era arrivata insieme ai compagni. Alcuni amici raccontano di averla riconosciuta in uno dei video girati nel seminterrato del locale, pochi minuti prima che le fiamme raggiungessero il soffitto. Era seduta a un tavolo, non lontano dal punto da cui sarebbe partito l’incendio. Secondo le ricostruzioni, non avrebbe avuto il tempo di mettersi in salvo. Tutto troppo veloce. Troppo.
Intanto, fuori. Nei paesi. A Castel San Pietro il tempo sembra essersi fermato. «Siamo tutti profondamente scossi», ha dichiarato la sindaca Alessia Ponti, parole riportate dai media locali, ricordando una famiglia ben inserita nella comunità. Nessuna frase di circostanza. Solo rispetto. E protezione della privacy. Anche la parrocchia si muove in silenzio dopo la tragedia di Crans-Montana: il parroco don Nicola Di Todaro ha organizzato una veglia di preghiera, spiegando la volontà di stringersi attorno ai genitori in un momento che non ha spiegazioni.
Sui social, invece, le parole arrivano a ondate… Una delle migliori amiche di Sofia Prosperi le dedica un lungo post: «Ti consideravo una sorellina. Abbiamo sperato fino all’ultimo che fossi al sicuro». Un’altra scrive che Sofia riusciva a farla sorridere anche nei giorni peggiori. Frasi semplici. Vere. Per ore, amici e compagni hanno seguito ogni aggiornamento, aspettando una conferma di ricovero che non è mai arrivata. Una speranza rimasta appesa. Poi caduta.
Alla ripresa delle lezioni, all’International School di Fino Mornasco, il banco di Sofia Prosperi resterà vuoto. Un dettaglio piccolo, ma che pesa più di tanti discorsi. I compagni promettono di non dimenticare. «Avevamo ancora tanto da fare insieme», scrive una coetanea. Nessuna retorica. Solo la consapevolezza che certe assenze restano. E fanno rumore, anche quando tutto intorno torna, lentamente, a tacere.