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Crisi petrolio: aumentano tensioni in medio-oriente, correre alla pompa

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Il monito dell'esperto è legato all'aumento esponenziale del gasolio, combustibile più suscettibile alle tensioni del conflitto. A breve necessario farne il pieno e usare l'auto il meno possibile.

La guerra tra Iran e Usa nonostante i 14 giorni di tregua diramati da Trump continua ad avere effetti devastanti per l’economia globale e l’aspetto più evidente è legato al costo dei carburanti che nonostante il taglio alle accise si presentano ancora molto elevati. In particolare il gasolio che in Italia ha superato abbondantmente i due euro al litro.

Perchè il problema riguarda il gasolio e meno la benzina

Il problema è legato maggiormente al gasolio perché è il combustibile che risente maggiormente degli sbalzi internazionali, mentre invece la benzina tutto sommato sta mantenendo un prezzo stabile.

I prezzi sono ancora in calo, almeno sino ad oggi, anche se da domani dovrebbero iniziare a salire.

La scelta più saggia da fare è quindi limitare al necessario gli spostamenti in automobile e trovare, se possibile, vie di trasporto alternative che permettano di contenere i costi.

Vi è anche il problema della recessione, secondo gli esperti se prima la probabilità era intorno al 15% ora questa è salita al 45% in 30 giorni di conflitto e la situazione potrà solo che aggravarsi se non dovessero trovare un accordo che sancisca la pace definitiva.

Tabarelli: “Fate il pieno di gasolio”

Un’analisi approfondita di quanto sta accadendo nella guerra medio-orientale l’ha fornita Davide Tabarelli, docente all’università di Bologna e presidente di Nomisma Energia.

L’esperto, come riporta The Social Post ha lanciato un messaggio importantissimo – “fate il pieno di gasolio” – un avvertimento importante e consapevole dell’aumento dei prezzi alla pompa per il prossimo futuro.

Tabarelli analizza anche un fatto curioso, nonostante il quadro sia preoccupante, il petrolio al barile è ancora sotto i 200 dollari e lo spauracchio dei 3 euro al litro è ancora lontano.

La spiegazione è data dalle abbondanti scorte di combustibili presenti sulla terra, talmente elevate da garantirne disponibilità per i prossimi 50 anni al momento, con l’elevata probabilità che vadano ad aumentare, scoprendo nuovi giacimenti.

Una notizia negativa è data dall’Italia, produce 5 milioni di litri l’anno, se vi fossero state meno dipendenze energetiche il bilancio potrebbe addirittura toccare il doppio, garantendo 10 milioni di litri l’anno, un buon cuscinetto per situazioni emergenziali come questa.