La guerra in Medio Oriente resta una variabile che pesa anche sulla sicurezza europea. E italiana.
Guido Crosetto avverte sull’Iran: il rischio legato al terrorismo preoccupa anche l’Italia
Il tema, dice il ministro della Difesa, non è tanto un attacco diretto contro il Paese. Non adesso. Non in questo momento.
Ma il problema — sottolinea — è un altro.
Il riferimento è al terrorismo, e in particolare alle possibili cellule dormienti legate all’Iran presenti in diverse parti del mondo. A parlarne è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, durante un’intervista trasmessa la mattina del 19 marzo su RTL 102.5.
Le sue parole sono piuttosto nette.
“Attacchi diretti all’Italia da parte dell’Iran non sono in questo momento presi in considerazione”, ha spiegato.
E poi la precisazione. Più inquietante.
“Il tema è invece il terrorismo. Le cellule dormienti iraniane sparse nel mondo sono calcolate in centinaia, persone attivabili in qualunque momento per un atto di terrorismo”.
Centinai. Così ha detto.
Secondo il ministro si tratta di persone presenti da anni in vari Paesi, collocate — parole sue — “un po’ in tutto il mondo”. Non militanti visibili. Non strutture operative evidenti. Piuttosto presenze silenziose. Dormienti, appunto.
E proprio questo rende il fenomeno più complicato da monitorare.
Crosetto non entra nei dettagli operativi. Non potrebbe. Però il messaggio è chiaro: il rischio legato al terrorismo per la questione Iran, Crosetto lo considera una minaccia più concreta rispetto a un confronto militare diretto tra Stati.
Una minaccia che si muove sotto traccia. E che, in caso di escalation internazionale, potrebbe essere attivata.
Crisi internazionale e strategia: Crosetto parla del rischio terrorismo legato all’Iran
La crisi, secondo il ministro, non sembra destinata a chiudersi rapidamente.
“Ho l’impressione che questa crisi non finirà nelle prossime settimane”, ha detto ancora Crosetto. Una frase pronunciata sempre nel corso dell’intervista radiofonica. Poi aggiunge una preoccupazione: il rischio che la situazione “acceleri e diventi più grande”.
Il quadro che descrive è complesso.
Gli Stati Uniti, spiega il ministro, avrebbero inizialmente immaginato che colpire il vertice del regime di Teheran potesse aprire la strada a un cambio di leadership in Iran. Ma la realtà — sostiene — sembra diversa.
“La reazione preordinata iraniana è quella di scatenare il caos”, ha affermato.
Un passaggio che lega la dimensione militare a quella geopolitica. E al rischio, ancora una volta, del terrorismo.
A preoccupare è anche la situazione nello Stretto di Hormuz, snodo fondamentale per il traffico energetico mondiale. Su questo punto Crosetto è tornato a parlare durante un’altra intervista, questa volta nel programma Agorà.
Qui il ministro ha escluso l’ipotesi di una missione europea autonoma.
Il motivo? Sarebbe percepita come una presenza militare schierata con Stati Uniti e Israele.
“Una flotta europea sarebbe percepita come una flotta Nato”, ha spiegato.
Meglio un’altra strada.
Una missione internazionale sotto la bandiera delle Nazioni Unite.
“La bandiera Onu va innalzata”, ha detto Crosetto, immaginando una flotta composta da Paesi diversi: Europa, Cina, India, Asia. Insomma una presenza globale. Non occidentale.
Nel frattempo la crisi mediorientale continua ad avere effetti anche sull’economia. Energia, carburanti, prezzi.
Il ministro ha ricordato che il governo italiano — guidato dalla premier Giorgia Meloni — sta valutando nuove misure per contenere il costo dei carburanti. Dopo il taglio delle accise, l’ipotesi è sospendere temporaneamente alcune tasse legate agli investimenti ecologici.
Una decisione che, ha precisato Crosetto, dovrebbe però essere presa a livello europeo.
Secondo il ministro 14 Paesi sostengono la proposta avanzata da Meloni: accantonare per qualche mese alcune politiche ambientali per ridurre il peso dei costi energetici su famiglie e imprese.
Un passaggio delicato. Politicamente e economicamente.
Perché mentre la crisi internazionale continua, il rischio — dice Crosetto — è che le conseguenze arrivino ovunque. Anche molto lontano dal fronte. Anche qui. In Europa.