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Un dossier giudiziario depositato a Santiago mette al centro della scena un ex militare israeliano le cui fotografie di vacanza in Cile hanno fornito l’occasione per una querela penale che richiama il concetto di giurisdizione universale. La denuncia, firmata dalla Hind Rajab Foundation, chiede l’apertura di un’indagine su presunti crimini contro l’umanità, crimini di guerra e genocidio collegati all’assedio dell’ospedale al-Shifa nella Striscia di Gaza.
Contesto del caso e attori coinvolti
Secondo l’esposto, l’imputato è Rom Kovtun, un cittadino israelo-ucraino che avrebbe prestato servizio come francotiratore nella 424ª Shaked Battalion della brigata Givati. La denuncia è stata presentata dall’avvocato cileno Pablo Andrés Araya Zacarías per conto della Hind Rajab Foundation, un’organizzazione con sede a Bruxelles che prende il nome da una bambina palestinese uccisa nel gennaio 2026.
Base legale della denuncia
La querela invoca la giurisdizione universale attraverso la normativa cilena che incorpora lo Statuto di Roma e la legge nazionale 20.357, la quale incrimina genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. I legali sostengono che la presenza fisica di Kovtun in Cile e l’assenza di procedimenti in Israele soddisfano i requisiti per l’attivazione di questa competenza giudiziaria.
Accuse sui fatti: l’assedio dell’ospedale al-Shifa
La denuncia descrive un’operazione di assedio e controllo del complesso ospedaliero al-Shifa tra marzo e aprile 2026, sostenendo che le posizioni di tiro dei reparti bersagliarono l’area e impedirono l’accesso a servizi vitali. I firmatari indicano che la mancanza di acqua, cibo, medicinali ed energia elettrica ha causato morti tra pazienti e personale sanitario, e che dopo il ritiro delle truppe sarebbero stati rinvenuti corpi con segni di tortura.
Tipologie giuridiche contestate
Nel testo dell’esposto si qualifica il presunto comportamento come parte di un attacco diffuso o sistematico contro la popolazione civile, configurando così crimini contro l’umanità. La circonvenzione di un ospedale operativo viene trattata come un’aggravante, poiché il diritto internazionale riconosce una protezione speciale ai presidi sanitari, al loro personale e ai feriti.
Un elemento determinante per la presentazione dell’azione è l’uso da parte dell’imputato di piattaforme social, dove avrebbe pubblicato immagini che lo ritraggono in vacanza in Cile insieme ad altri ex militari. Per la Hind Rajab Foundation questi post hanno fornito elementi di prova sul luogo di soggiorno e sull’identità, consentendo di attivare la procedura di convocazione in un paese terzo.
Precedenti e dinamiche internazionali
Il ricorso alla giurisdizione universale non è nuovo in America Latina: il Cile ha applicato tale principio nel dopoguerra del regime di Pinochet, mentre organizzazioni e procure di altri paesi hanno avviato indagini su crimini internazionali. Nel caso in esame, gli estensori dell’esposto sostengono che lo strumento serve a colmare il vuoto lasciato dall’assenza di processi domestici negli Stati coinvolti.
Implicazioni pratiche e possibili sviluppi
La richiesta avanzata all’8° Tribunale di Garanzia di Santiago prevede l’assegnazione di indagini alla Brigada de Derechos Humanos (BRIDEHU), l’audizione del presunto responsabile e l’adozione di misure cautelari per impedirne la partenza dal territorio nazionale. I legali auspicano che il tribunale dichiari l’ammissibilità dell’atto e dia corso alle attività istruttorie.
Analisti sottolineano che procedimenti di questo tipo possono richiedere tempo e che l’esito dipenderà dalla capacità delle autorità cilene di raccogliere prove, coordinarsi con attori internazionali e affrontare eventuali ostacoli diplomatici. Resta inoltre aperta la questione dell’effettiva estradizione o della notifica internazionale, passaggi che richiedono attenzione procedurale e legale.
Indipendentemente dall’esito, il caso illustra come associazioni internazionali e vittime cerchino vie giudiziarie alternative per ottenere responsabilità per eventi accaduti all’estero, sfruttando norme che riconoscono la gravità di determinati reati come patrimonio di interesse globale.