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Deputato di Sakha accusato di essere agente straniero mette in discussione l'autonomia regionale

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Alexander Ivanov, membro dell'Il Tumen in Sakha, è stato inserito nella lista dei agenti stranieri; la sua storia personale e politica mette in luce la contraddizione tra rivendicazioni locali e il potere centrale

Alla fine di febbraio il ministero della Giustizia russo ha ampliato l’elenco degli “agenti stranieri”, includendo tra le organizzazioni e i giornalisti anche un rappresentante istituzionale: Alexander Ivanov, deputato dell’Il Tumen nella repubblica di Sakha (Yakutia). La decisione ha suscitato reazioni nette nella regione: alcuni colleghi l’hanno fatta propria come condanna, altri avvertono che si tratta di un segnale che può riguardare chiunque osi criticare il centro.

La vicenda si intreccia con denunce formali presentate contro Ivanov pochi giorni prima: alcuni deputati avevano chiesto di aprire indagini per presunta diffusione di “fake news” e violazioni delle leggi anti-estremismo, accuse che, in Russia, possono condurre a procedimenti penali. Al centro c’è un video girato durante un viaggio in Kazakistan dove Ivanov elogiava l’indipendenza kazaka e metteva in luce le limitazioni vissute dal popolo sakha.

Il percorso politico di Ivanov

Figlio di una comunità rurale di maggioranza sakha, Ivanov è nato nel villaggio di Zharkhan e ha seguito gli studi fino a San Pietroburgo. Dopo quasi un decennio nel marketing della compagnia aerea regionale, ha intrapreso la carriera amministrativa: prima come capo del suo villaggio nel 2012, quindi sindaco della città di Nyurba, dove vinse una competizione elettorale contro un candidato di United Russia con un margine di circa il 7%. Durante l’amministrazione locale si guadagnò l’etichetta di politico ribelle, spesso in rottura con i dirigenti sostenuti dal partito dominante.

La discesa e il ritorno

Nel 2026 Ivanov si dimise da sindaco per candidarsi a capo del distretto ma fu escluso dalla corsa a seguito di una causa per diritto d’autore che lo vide in conflitto con il compositore Ayaal Kirillin-Kundel. Nonostante il periodo di assenza dalla politica attiva, nel settembre 2026 tornò eletto all’Il Tumen come indipendente sostenuto dal partito New People, che dispone di pochi seggi rispetto a United Russia. La sua candidatura a presidente del parlamento, pur fallita, lo rese una voce dirompente nella scena locale.

Le accuse e le reazioni

Le mosse contro Ivanov sono iniziate a intensificarsi dopo interviste e viaggi che hanno alimentato sospetti: un’intervista del 2026 con un blogger turco e la partecipazione a proteste nella repubblica dell’Altai furono citate da canali pro-governativi come prova di nazionalismo sakha e persino di sentimenti separatisti. Ivanov nega tali letture, sostenendo che estratti siano stati strumentalizzati fuori contesto. La designazione come agente straniero è stata collegata pubblicamente al materiale emerso in queste occasioni.

Possibili sviluppi giudiziari

In un messaggio virale sui social, Ivanov ha dichiarato che l’inserimento nella lista rappresenta “solo l’inizio” e ha suggerito che potrebbero seguire azioni penali che renderebbero difficile vivere e lavorare nella propria terra. Ha inoltre affermato che non lascerà la Russia fintanto che manterrà il suo mandato parlamentare, indicando la volontà di rimanere e difendere il proprio ruolo pubblico fino all’ultimo giorno.

Il contesto di Sakha: risorse, identità e autonomia

La repubblica di Sakha è la più estesa federazione regionale russa, grande quanto l’India ma con una popolazione di circa 1 milione di persone. I sakha, un gruppo etnico turco, costituiscono oltre il 55% degli abitanti, seguiti dai russi. Dopo il crollo dell’URSS, la costituzione del 1992 proclamò Sakha e il russo lingue ufficiali e dichiarò le risorse naturali — inclusi giacimenti di diamanti — come patrimonio della popolazione locale, esprimendo un’aspirazione di maggiore autonomia regionale.

Negli anni Novanta il primo presidente Mikhail Nikolayev promosse iniziative simboliche e pratiche, come l’introduzione dell’inglese come terza lingua di lavoro e programmi di scambio internazionale per studenti, per rafforzare una identità regionale più aperta. Negli ultimi venticinque anni, tuttavia, molte di quelle concessioni sono state erose da un progressivo accentramento del potere a Mosca, creando contrasti che politici come Ivanov mettono oggi al centro del dibattito.

Il destino politico di Ivanov sarà deciso dall’Il Tumen, che ha in calendario la discussione sull’eventuale espulsione del deputato nelle sedute del 25 e 26 marzo. La vicenda resta un banco di prova sulla capacità delle istituzioni regionali di sopportare critiche e richieste di maggiore autodeterminazione senza che questo si traduca in repressione o isolamento politico.