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EDI Napoli sfida lo sguardo veloce: tre giorni per andare oltre le immagini

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C’è un momento, oggi, in cui guardare non basta più. Le immagini scorrono, si accumulano, si consumano nel tempo di un gesto.

 

E proprio da questa frattura , tra vedere e comprendere , oggi prende forma la terza edizione di EDI Global Forum, che a Napoli, su impulso della Fondazione Morra Greco guidata da Maurizio Morra Greco, apre uno spazio di riflessione sul destino dello sguardo contemporaneo.

Il tema scelto, “Beyond Images”, non è solo un titolo ma una dichiarazione di intenti: andare oltre la superficie, oltre la velocità, oltre l’automatismo con cui oggi attraversiamo il visivo. In questo contesto si inserisce il concetto di “slow watching”, una pratica controcorrente che invita a rallentare. Lo scrolling continuo “ormai gesto automatico” non è neutrale: frammenta l’attenzione, riduce la capacità di soffermarsi e sottrae profondità allo sguardo. I dettagli si dissolvono, le immagini perdono consistenza, e ciò che dovrebbe essere centrale scivola ai margini, diventando semplice sfondo.

Rallentare, allora, significa restituire alle immagini il loro tempo. E, forse, anche al pensiero.

Attorno a questa urgenza si sviluppa un programma che intreccia arte, tecnologia ed etica, con uno sguardo attento alle implicazioni dell’intelligenza artificiale: autenticità, conservazione, responsabilità. Questioni che non riguardano soltanto gli addetti ai lavori, ma chiunque oggi si confronti con la costruzione e la possibile manipolazione ,del visibile.

Per tre giorni Napoli diventa un crocevia internazionale di artisti, curatori, storici dell’arte ed esperti, ma anche uno spazio aperto, attraversabile, dove il pubblico è chiamato a partecipare attivamente, non come spettatore passivo ma come parte di un dialogo più ampio.

Tra i temi che emergono, quello del Gentle Museum introduce un’idea diversa di istituzione culturale: non più luogo statico, ma organismo vivo, inclusivo e accessibile, capace di accogliere differenze e sensibilità, con particolare attenzione alla neurodiversità. Un museo che non si limita a esporre, ma che ascolta, interpreta e si trasforma.

Ampio spazio è dedicato anche al rapporto tra arte, attivismo e sfera pubblica, con una riflessione sul ruolo dell’artista come soggetto sociale e sull’emergere di nuove figure della contemporaneità come gli influencer sempre più presenti nei processi di mediazione culturale. Sullo sfondo, il tema cruciale della disinformazione e la necessità di sviluppare strumenti di alfabetizzazione visiva.

In questo scenario trova spazio anche un momento di memoria e continuità: l’omaggio a Mimmo Jodice, maestro della fotografia recentemente scomparso. “Oltre il Confine: Le immagini di Mimmo e Francesco Jodice” non è soltanto un tributo, ma un dialogo tra generazioni e sguardi, capace di restituire alla fotografia la sua forza interrogativa.

Le sedi del Forum dal MANN all’Albergo dei Poveri, fino alla Santissima non sono semplici contenitori, ma parte integrante del racconto: luoghi che amplificano il senso di una città che diventa essa stessa dispositivo culturale, spazio diffuso di confronto.

«Non ci fidiamo più di ciò che vediamo, eppure continuiamo ad accettare passivamente i flussi di immagini», osserva Christian Larsen, direttore esecutivo del Forum, mettendo in luce una delle contraddizioni più evidenti del presente.

Accanto a lui, Sylvain Bellenger, già direttore del Museo di Capodimonte, ed ora alla guida di Edi , contribuisce a delineare un progetto che guarda al museo come a un organismo in continua trasformazione. Tra gli appuntamenti più attesi, la lectio di Glenn D. Lowry, figura storica del MoMA di New York, chiamato a riflettere su ciò che oggi un museo può — e forse deve — diventare.

In un tempo che accelera, EDI Global Forum sceglie di fermarsi. E di porre una domanda essenziale: cosa significa davvero guardare?