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Mining di criptovalute e sostenibilità ambientale: due elementi non esattamente conciliabili. Praticamente, un ossimoro. Basti pensare che le “fabbriche” di bitcoin immettono ogni anno in atmosfera circa 98 milioni di tonnellate di CO₂. Ovvero l’equivalente delle emissioni annuali di anidride carbonica di tutta la Grecia, almeno stando al Bitcoin Energy Consumption Index, l’indice che misura la quantità di energia necessaria a risolvere i complessi problemi matematici funzionali a convalidare le transazioni, i processi di “mining”, appunto. Operazioni informatiche che richiedono un’immensa potenza di calcolo.
Nel solo 2023, ad esempio, per creare bitcoin sono stati consumati 178 terawattora di elettricità, quanti cioè ne consuma in sei mesi l’Italia intera, per usi civili e industriali. Un’enormità. Numeri che pesano ancora di più in un contesto internazionale segnato da instabilità geopolitica permanente, guerre – vere e commerciali – e costi energeticischizzati alle stelle, soprattutto per Paesi fortemente dipendenti dall’estero, come il nostro.
EMx, la start-up italiana che nasce da un’idea semplice e rivoluzionaria
È proprio da questa contraddizione che nasce una delle più interessanti storie di Made in Italy tecnologico degli ultimi mesi. Si può produrre valore digitale senza aumentare l’impatto ambientale? È la domanda che si sono posti Lorenzo Gazzola e Andrea Berti (in foto), due manager veneti con oltre dieci anni di esperienza nel mondo delle criptovalute, maturata su fronti diversi – bancario il primo, industriale il secondo.
Nel maggio 2025, a Santa Giustina in Colle (Padova), dalla loro ricerca ha preso forma EMx, start–up innovativacon un obiettivo ambizioso e molto concreto e un approccio tipicamente italiano: applicare tecnologia avanzata a un’infrastruttura reale, già esistente. In sostanza, l’arte dell’arrangiarsi elevata ai massimi sistemi.
Autobus e camion trasformati in miniere digitali senza energia aggiuntiva
L’intuizione è lineare e, proprio per questo, dirompente: trasformare autobus e camion in miniere digitali itineranti, sfruttando esclusivamente l’energia elettrica prodotta in eccesso dai veicoli e normalmente dispersa. In questo modo, ogni ora di viaggio può diventare un’opportunità di guadagno attraverso il mining di bitcoin, senza nuovi consumi e senza emissioni aggiuntive. Come?
Per mezzo dei kit “MiningBus” e “MiningTruck”, dispositivi plug-and-play che permettono di minare Bitcoinmentre il mezzo è in movimento. Accanto a questi, EMx sviluppa anche servizi complementari: accesso semplificato al mondo delle criptovalute, sistemi di pagamento senza commissioni per i commercianti, progettazione di mining farm domestiche e professionali. Un ecosistema che unisce hardware, software e visione industriale.
MiningBus e MiningTruck: come funzionano i kit per produrre Bitcoin viaggiando
«EMx è nata dalla necessità di individuare una fonte di corrente elettrica a costo zero», spiega Andrea Berti. «Il mining è un’attività energivora e in Italia il costo dell’elettricità è tra i più alti d’Europa». I clienti ideali sono le grandi flotte pubbliche e private, ma il campo applicativo è molto più ampio: entro il primo trimestre del 2026 arriverà un kit pensato per i camperisti, mentre da luglio saranno disponibili anche versioni “da scrivania”. I costi, del resto, sono accessibili per chiunque: 275 euro per il MiningTruck, 310 euro per il MiningBus, con tempi di installazione compresi tra i 20 e i 30 minuti.
Il ritorno dell’investimento? Viene calcolato su misura, in base alle ore di funzionamento e al prezzo del Bitcoin. Una volta installato il kit, l’utente non deve fare nulla: i dispositivi riversano autonomamente frazioni di Bitcoin nel suo account. In base ai volumi di produzione e al prezzo di mercato, il cliente potrà quindi scegliere se accumulare, convertire, investire o spendere i Bitcoin che ha prodotto nel tempo. I miner utilizzano l’algoritmo SHA-256,ottimizzato per Bitcoin ma compatibile anche con altre criptovalute.
Bitcoin e criptovalute, perché investire oggi
Ma perché un autotrasportatore, un’azienda di TPL, un semplice automobilista o persino un utente curioso dovrebbe investire nella produzione di bitcoin? Berti non ha dubbi: «Le criptovalute sono nate dopo la crisi del 2008 come alternativa alla finanza centralizzata e sono qui per restare. La capitalizzazione cresce e gli investitori istituzionalistanno entrando in modo strutturale. In Italia l’aumento della tassazione al 33% rallenta l’adozione, ma è una fase di transizione. Chi investe ora costruisce un vantaggio, mentre tutti gli altri stanno lì a guardare».
Anche sul fronte ambientale, in EMx le certezze sono granitiche: rispetto a un data center tradizionale, MiningBus e MiningTruck sono 100% sostenibili, appunto perché utilizzano esclusivamente energia già prodotta dai veicoli, senza incidere sui consumi di carburante. «E al momento – chiosano – non esiste soluzione tecnica più profittevole». A Santa Giustina in Colle hanno pensato a tutto, anche alla sicurezza informatica: i miner si collegano alle mining pooltramite il protocollo Stratum Mining Protocol (SMP), dando la possibilità al cliente di rendere il kit visibile o invisibile in rete, in modo da scongiurare eventuali attacchi hacker.
Trasporti, Green Deal e innovazione: il modello EMx guarda al futuro
Oggi EMx sta presentando il proprio modello alle associazioni di categoria del trasporto persone e merci – da ANAV ad ANITA, da FAI a FITA – e ha già ricevuto inviti a fiere ed eventi nazionali. I primi clienti, per ovvi motivi logistici, saranno attivati in Veneto, ma l’orizzonte resta quello nazionale. «Ci piacerebbe che il mondo politico-istituzionale fosse informato di questa iniziativa, perché pienamente coerente con il Green Deal», confessa Andrea Berti.
Giusto. Anche perché in un’Italia che cerca nuove traiettorie industriali, EMx è la dimostrazione plastica che il Made in Italy può parlare anche il linguaggio della tecnologia – in questo caso quello delle criptovalute – senza rinunciare a sostenibilità, pragmatismo e ingegno applicato. Una rivoluzione su quattro ruote che unisce manifattura, digitale e visione. Tutta italiana. E pronta ad accendere i motori.