Il quadro delle sanzioni imposte dall’Unione europea alla Russia si arricchisce di un nuovo capitolo: dopo lunghe negoziazioni, i diplomatici hanno concordato di rimuovere due tra i soggetti più noti, Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, dalla lista restrittiva. L’accordo prevede inoltre la proroga, per altri tre anni, del blocco su circa 3 000 individui e entità che rimangono sotto disciplina.
La decisione, annunciata martedì, segna una svolta nella gestione delle contromisure economiche contro Mosca.
Come è stato raggiunto l’accordo
La revisione del regime sanzionatorio ha richiesto unanimità tra gli Stati membri: tutti dovevano esprimere consenso positivo. In questa occasione, la Latvia ha scelto di astenersi, un gesto che ha permesso al testo di passare senza blocchi formali.
L’astensione è stata sufficiente perché, secondo le regole interne dell’UE, il voto positivo di tutti gli altri paesi consente l’adozione della proposta.
Le motivazioni di Francia e Lussemburgo
Il sostegno di due nazioni chiave ha guidato la decisione di cancellare i nomi dei due miliardari. Francia ha avanzato il proprio intervento all’inizio del mese, sostenendo che il mantenimento di Usmanov nella lista poteva creare rischi per la sicurezza nazionale francese, data la sua influenza nel settore dei metalli e legami con l’Uzbekistan.
Parallelamente, il Lussemburgo ha chiesto la rimozione di Fridman, citando una controversa pretesa di 16 miliardi di dollari che l’uomo d’affari ha avviato contro il piccolo Stato, una disputa che avrebbero voluto risolvere al di fuori del contesto sanzionatorio.
Il ruolo della procedura scritta
Nonostante l’accordo verbale tra i rappresentanti, la sua entrata in vigore dipenderà dal completamento di una procedura scritta (written procedure). Questo iter burocratico prevede l’invio di documenti ufficiali a tutti gli Stati membri, la loro verifica e la successiva pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Solo al termine di questo iter la rimozione di Usmanov e Fridman sarà formalmente valida, mentre la proroga del resto delle sanzioni resterà efficace per un triennio.
Il caso di The Moscow Times
Nel medesimo periodo, un altro attore indipendente sta subendo pressioni: The Moscow Times è stato designato dal Procuratore Generale russo come organizzazione «indesiderabile», con la conseguenza di rendere criminale la sua attività giornalistica. Dopo un precedente «etichettamento» come «agente straniero», l’editore avverte che il nuovo provvedimento mette a rischio la libertà di stampa e la sicurezza dei propri collaboratori. Per continuare a offrire notizie senza filtri, il quotidiano lancia una campagna di crowdfunding chiedendo contributi mensili a partire da 2 dollari evidenziando la necessità di sostegno internazionale.
Le due vicende, seppur appartenenti a ambiti diversi, condividono un elemento comune: la tensione tra misure restrittive e la difesa dei diritti fondamentali. L’UE, nel tentativo di riequilibrare le proprie sanzioni, deve considerare gli effetti collaterali sulle relazioni diplomatiche e sugli interessi economici, mentre la Russia intensifica le restrizioni contro i media indipendenti. Resta da osservare come queste dinamiche influenzeranno il panorama geopolitico nei prossimi mesi e quale impatto avranno sui soggetti coinvolti.
