Le motivazioni della Corte d’Appello di Roma ricostruiscono il passaggio delle informazioni riservate su Alfredo Cospito da Andrea Delmastro a Giovanni Donzelli e spiegano perché i giudici hanno confermato la condanna a otto mesi dell’ex sottosegretario per rivelazione di segreto d’ufficio.
Delmastro e le informazioni a Donzelli: la ricostruzione della Corte d’Appello
sapeva che i lavori parlamentari erano pubblici, ma avrebbe comunque deciso di condividere con il deputato Giovanni Donzelli informazioni riservate ricevute dal capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. È quanto emergerebbe, secondo La7, dalle 24 pagine di motivazioni della sentenza con cui la Terza Sezione della Corte d’Appello di Roma, lo scorso 20 maggio, ha confermato la condanna a otto mesi di reclusione per rivelazione di segreto d’ufficio nell’ambito del caso legato all’anarchico Alfredo Cospito.
Secondo i giudici, l’ex sottosegretario avrebbe considerato prevalente l’utilizzo politico di quelle informazioni, confidando inoltre che Donzelli le avrebbe riferite in Parlamento in maniera generica, come poi sarebbe effettivamente accaduto.
La vicenda risale al 29 gennaio 2023, quando Delmastro contattò il capo del Dap Giovanni Russo per ottenere alcune relazioni della polizia penitenziaria sui colloqui tra Cospito, detenuto al 41-bis, e altri detenuti sottoposti allo stesso regime.
I documenti erano classificati come “limitata divulgazione”, ma furono successivamente condivisi con Donzelli. Il 31 gennaio il deputato li citò durante il suo intervento alla Camera, rivolto anche contro alcuni esponenti del Pd che avevano fatto visita a Cospito in carcere.
La Corte pare abbia escluso la tesi difensiva secondo cui la consegna del materiale in Transatlantico avrebbe dimostrato la buona fede di Delmastro, sottolineando invece che ministro e sottosegretario delegato facevano parte del procedimento amministrativo e dovevano quindi rispettare gli obblighi di riservatezza sugli atti preparatori relativi al 41-bis.
Andrea Delmastro, confermata la condanna: “Informazioni segrete divulgate per fini politici”
Un altro punto centrale delle motivazioni, stando alle indiscrezioni de Il Fatto Quotidiano, riguarderebbe il modo in cui le informazioni sarebbero arrivate a Donzelli. Per i giudici è “inverosimile” che Delmastro, dopo una conversazione telefonica generica e un incontro casuale con il deputato, potesse ricordare a memoria proprio i contenuti del documento del Nic che interessavano a Donzelli. La Corte ritiene invece che l’ex sottosegretario abbia riferito le informazioni annotate dal Nucleo investigativo centrale sui colloqui tra Cospito e altri due detenuti. A sostegno di questa ricostruzione vengono indicati sia i riferimenti fatti da Donzelli in Aula a specifici documenti presenti al ministero della Giustizia, sia la corrispondenza testuale tra alcune sue dichiarazioni e le annotazioni del Nic.
Nelle motivazioni, i giudici scrivono che Delmastro avrebbe fornito “informazioni segrete a Donzelli per finalità politica”, aggiungendo che, “consapevole della pubblicità dei lavori assembleari”, avrebbe riportato quelle informazioni al deputato “ritenendo prevalente la finalità politica dell’uso di quelle informazioni”.
La Corte richiama inoltre l’articolo 326 del Codice penale, relativo alla rivelazione di notizie d’ufficio che non possono essere comunicate a soggetti estranei. Secondo i giudici, Donzelli non apparteneva all’amministrazione penitenziaria né agli uffici coinvolti nella gestione delle procedure sul 41-bis e non avrebbe quindi avuto titolo per ricevere quel materiale, nemmeno nell’ambito dell’attività di sindacato ispettivo. La Corte avrebbe così respinto la ricostruzione della difesa e confermato la condanna a otto mesi.
