La Camera è chiamata a votare sul caso Delmastro e sulla richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra l’ex sottosegretario alla Giustizia e l’imprenditore Mauro Caroccia. La maggioranza difende il diniego appellandosi all’articolo 68 della Costituzione, mentre le opposizioni protestano contro la decisione.
Caso Delmastro, la Camera vota sul no all’acquisizione delle chat: la maggioranza difende l’articolo 68
È in corso nell’Aula della Camera l’esame della relazione della Giunta per le autorizzazioni sul caso Andrea Delmastro, relativo alle conversazioni dell’ex sottosegretario alla Giustizia con l’imprenditore romano Mauro Caroccia. La maggioranza ha confermato il diniego alla richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat, una decisione che ha riacceso lo scontro politico tra governo e opposizioni.
A illustrare per primo la posizione della maggioranza è stato Pietro Pittalis, relatore in Giunta per le autorizzazioni, che ha spiegato le ragioni della proposta di respingimento approvata dalla commissione. Secondo Pittalis, negare l’accesso alle conversazioni non impedirebbe comunque ai magistrati di proseguire gli accertamenti: “non impedisce a magistrati di proseguire negli accertamenti”.
Il deputato ha poi difeso il valore dell’articolo 68 della Costituzione, sottolineando che “difendere l’articolo 68 significa pretendere che la legge sia rispettata”.
Per il relatore, l’accusa secondo cui il mancato via libera rappresenterebbe uno “scudo per ostacolare il lavoro della magistratura” sarebbe un “argomento inconsistente e pericoloso”. Pittalis ha inoltre sostenuto che, se le opposizioni ritengono superata la tutela prevista dall’articolo 68, dovrebbero “avere la coerenza di proporre una legge di revisione costituzionale”. Nel suo intervento ha richiamato anche i casi Open e Scarpinato, ricordando che in quest’ultimo episodio “il M5s sostenne la posizione della guarentigia prevista dall’articolo 68 della Costituzione”.
La vicenda riguarda la richiesta della Procura di Roma di acquisire le chat tra Delmastro e Caroccia, ritenute dagli inquirenti elementi utili nell’ambito dell’indagine sul ristorante La Bisteccheria d’Italia, locale di cui l’ex sottosegretario era stato socio e che risultava intestato alla figlia diciannovenne dell’imprenditore. Sul caso, nei mesi scorsi, era intervenuta anche la premier Giorgia Meloni, che aveva chiesto le dimissioni di Delmastro, pur non essendo quest’ultimo indagato.
Caso Delmastro, al via l’Aula: i deputati Avs si bendano gli occhi per protesta
Il voto sulla relazione della Giunta ha provocato forti tensioni politiche in Parlamento. In Aula si sono registrate proteste del Movimento 5 Stelle sia alla Camera sia al Senato durante le dichiarazioni di voto. A Montecitorio, dopo l’intervento del leader pentastellato Giuseppe Conte, i deputati M5S hanno sollevato i telefoni cellulari in un gesto simbolico legato alla campagna #fuorilechat promossa dal Movimento nelle ultime settimane. Al Senato la seduta è stata sospesa per alcuni minuti dopo le contestazioni.
Anche la deputata di Alleanza Verdi e Sinistra Elisabetta Piccolotti ha dato vita a una protesta simbolica: durante il suo intervento, alcuni colleghi di partito si sono bendati gli occhi per rappresentare la mancanza di trasparenza sulla vicenda. Su richiesta della presidente di turno Anna Ascani, le bende sono state poi rimosse.
Durante il dibattito si è acceso anche un confronto tra Giuseppe Conte e la vicepresidente della Camera Anna Ascani. Il leader del M5S ha contestato l’assenza di rappresentanti del governo dai banchi dell’esecutivo: “Non c’è un ministro o un sottosegretario che rappresenti il governo. Che succede? Giorgia Meloni non ci mette la faccia?”. Ascani ha replicato spiegando che, trattandosi di una deliberazione della Camera, “Non è previsto che i banchi del governo siano occupati”. Una risposta che Conte ha definito non tecnica ma “un giudizio politico”. Nel suo intervento, Conte ha attaccato duramente la maggioranza sostenendo che il Parlamento si stia occupando di uno “scudo per gli amici di partito” invece che dei problemi dei cittadini. “Qui oggi parliamo di uno scudo: contro il carovita, il calo degli stipendi, il crollo della produzione industriale? No, uno scudo per gli amici di partito”, ha dichiarato il leader del M5S, accusando la maggioranza di voler “scudare un amichetto di partito”.
Contraria all’autorizzazione anche Italia Viva, ma con motivazioni differenti. Il deputato Mauro Del Barba ha annunciato il voto negativo alla relazione della Giunta spiegando che la posizione del partito si basa sulla “legalità costituzionale e un corretto bilanciamento tra i pareri”. Secondo Del Barba, a differenza del caso Open, “la Procura di Roma ha seguito un percorso ineccepibile” e negare l’autorizzazione trasformerebbe l’articolo 68 “in un privilegio personale”.
Anche Roberto Vannacci, leader di Futuro nazionale, ha espresso contrarietà all’autorizzazione, chiarendo però che il partito non difende “i privilegi della Casta”. Secondo Vannacci, non essendoci un procedimento giudiziario in corso, sarebbe necessario tutelare la sfera privata del parlamentare, pur auspicando che Delmastro renda pubbliche volontariamente le conversazioni. Intanto il presidente della Giunta per le autorizzazioni Devis Dori ha annunciato possibili approfondimenti su un eventuale ricorso alla Corte Costituzionale, sostenendo che il conflitto nato sulla vicenda avrebbe inciso sulle prerogative dell’organismo di garanzia.
