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Attacco alla base di Taif: nessun militare italiano ferito

Attacco alla base di Taif: nessun militare italiano ferito

Un Eurofighter italiano colpito a Taif, ma nessun soldato ferito: il ministro Crosetto difende le scelte di sicurezza.

Il 18 settembre 2026 la base aerea di Taif situata nella zona settentrionale dell’Arabia Saudita, è stata nuovamente oggetto di un attacco da parte delle milizie Houthi. Un Eurofighter F-2000 dell’Aeronautica Militare, parcheggiato in un’area distante dalla zona operativa principale, ha subito danni strutturali. Nonostante il colpo, non sono state registrate ferite tra i militari italiani presenti sul posto, né sono stati compromessi altri mezzi o infrastrutture della missione Inherent Resolve.

Dettagli sull’attacco e sull’intervento della difesa italiana

Secondo le informazioni raccolte dal ministero della Difesa l’incidente è avvenuto nella notte di martedì, quando le forze Houthi hanno lanciato una serie di missili contro la struttura saudita. Il velivolo, appartenente al contingente di oltre quattrocento militari italiani schierati nella base King Fahd di Taif, è stato colpito ma è rimasto integri i membri del personale.

Il ministro Guido Crosetto, in contatto diretto con il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, ha richiesto una valutazione urgente delle condizioni operative al comandante del Comando Operativo di Vertice Interforze generale Giovanni Maria Iannucci, e al capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, generale Antonio Conserva.

Le misure di sicurezza già adottate

Durante una riunione al ministero, Crosetto ha ricordato che tutte le procedure di protezione per il personale italiano sono state implementate da tempo. Ha inoltre confermato di aver seguito personalmente l’evoluzione della situazione, sia di giorno che di notte, verificando costantemente lo stato di prontezza delle unità. Il ministro ha sottolineato che la presenza militare italiana in Arabia Saudita non è mai stata “segreta” e che le informazioni sono state regolarmente trasmesse al Parlamento e al Quirinale.

Le richieste dell’opposizione e il ruolo dell’Unione Europea

Il Movimento 5 Stelle, che sin dal luglio aveva sollevato preoccupazioni sui rischi per i quattrocento militari italiani nella base di Taif, ha nuovamente spinto per un intervento parlamentare. I capigruppo del partito hanno chiesto al governo di fornire un resoconto completo delle misure adottate e di valutare l’impatto economico di un eventuale danno aerei, il cui valore supera i cento milioni di euro ciascuno. Parallelamente, l’Alta rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, ha etichettato le offensive contro le rotte marittime del Mar Rosso e dello Stretto di Bab el-Mandeb come “inaccettabili”, sollecitando un potenziamento della missione navale europea Aspides.

Prospettive per la sicurezza marittima e le richieste italiane a Bruxelles

In risposta a queste tensioni, il ministro Crosetto ha scritto a Kallas chiedendo un rafforzamento della presenza europea nella zona, proponendo l’invio di ulteriori navi da parte dei Paesi membri. L’Italia si è mostrata pronta a mettere a disposizione una seconda fregata per affiancare la USS Bergamini a condizione che i costi vengano condivisi tra i ventisette Stati dell’Unione. Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha ribadito che la missione Aspides ha una finalità esclusivamente di protezione dei mercantili e non di azioni offensive, ribadendo che l’Italia non è coinvolta in alcuna guerra.

Le tensioni rimangono elevate, ma le autorità italiane continuano a monitorare la situazione con la massima attenzione, pronti a intervenire qualora si presentassero nuovi pericoli per il personale o per le infrastrutture operative presenti nella regione.

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