Il caso della “famiglia nel bosco” di Palmoli si complica con un esposto contro i servizi sociali, sollevando dubbi sull’operato degli operatori incaricati e sulle modalità di tutela dei minori.
Famiglia nel bosco: impatto economico per il Comune e perizia dei genitori
Il Comune di Palmoli si trova a fronteggiare il peso economico della misura di tutela disposta dal Tribunale: il mantenimento dei tre minori nella casa famiglia di Vasto costa 244 euro al giorno, onere che grava direttamente sulle casse comunali.
“Fino ad ora abbiamo potuto contare su alcuni contributi, tra cui fondi Eas e risorse del ministero dell’Interno, che hanno alleviato in parte il costo, ma se la situazione si protraesse senza ulteriori sostegni, l’intero onere ricadrebbe sul bilancio comunale”, spiega il sindaco come riportato dall’Adnkronos, definendo la prospettiva “insostenibile” per un piccolo centro di appena 800 abitanti.
Intanto, la perizia psichiatrica sui coniugi Trevallion, affidata alla consulente tecnica d’ufficio Simona Ceccoli, prenderà avvio oggi 30 gennaio, dopo uno slittamento dovuto alla mancanza di un traduttore dall’inglese all’italiano. Lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della difesa, sottolinea l’impatto del ritardo: “Le operazioni peritali iniziano con grave ritardo, è stato prolungato tempo del dolore”.
L’intera vicenda ha suscitato anche reazioni critiche da parte di osservatori esterni, come suor Anna Egidia Catenaro, che in una lettera aperta alla Garante per l’infanzia denuncia “dichiarazioni pubbliche inappropriate” e chiede una revisione della gestione dei servizi sociali e del Tribunale.
Nuovo colpo di scena nel caso famiglia nel bosco: esposto ai servizi sociali
I legali dei genitori hanno infatti depositato un esposto contro l’assistente sociale, Veruska D’Angelo, incaricata dal Tribunale come curatrice dei diritti dei tre figli, contestandone l’operato nel percorso che ha portato all’allontanamento dei bambini. La segnalazione, firmata dagli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, è stata inviata sia all’Ordine professionale degli assistenti sociali sia all’ente regionale competente per il servizio sociale del Comune di Palmoli.
Secondo la difesa, la professionista “non avrebbe mantenuto la necessaria equidistanza richiesta dal ruolo, mostrando un atteggiamento pregiudizievole nei confronti della famiglia, soprattutto nella fase successiva al trasferimento dei bambini deciso dall’autorità giudiziaria”. I legali sottolineano anche la scarsità dei contatti tra assistente sociale, genitori e minori, definendoli insufficienti per un quadro completo e imparziale della situazione familiare.
Viene inoltre criticata l’eccessiva esposizione mediatica della curatrice: “D’Angelo avrebbe partecipato a diverse interviste, un’esposizione che rischierebbe di minare la neutralità e la riservatezza che l’incarico imporrebbe”. Il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, chiarisce il ruolo della professionista all’Adnkronos: “La professionista non è dipendente del Comune di Palmoli, ma fa capo all’Ente d’Ambito Sociale di Monteodorisio, organismo sovracomunale che gestisce i servizi sociali sul territorio”.