L’omicidio Federica Torzullo rappresenta un drammatico esempio di femminicidio, in cui la violenza si manifesta all’interno della dimensione familiare. Il caso evidenzia come conflitti coniugali, premeditazione e dinamiche di controllo possano sfociare nell’estremo gesto omicida, richiamando l’attenzione sulla tutela delle vittime e dei figli minori coinvolti.
Omicidio Federica Torzullo: premeditazione, dubbi investigativi e tutela del minore
Le indagini sul femminicidio di Federica Torzullo segnano una svolta decisiva. La Procura di Civitavecchia, guidata da Alberto Liguori, ha ricostruito un quadro investigativo che individua nel marito, Claudio Carlomagno, reo confesso, l’unico indagato. Come riportato dall’Adnkronos, alla base dell’omicidio ci sarebbe la volontà della donna di porre fine al matrimonio.
Secondo quanto emerge, la determinazione di Federica a separarsi avrebbe fatto crollare un assetto che Carlomagno tentava di mantenere attraverso continui rinvii. Come sottolinea il Procuratore, “solo Federica, passando dall’idea all’azione di separarsi, avrebbe potuto mandare all’aria i piani di Carlomagno“. La rottura definitiva si sarebbe consumata nel periodo natalizio, quando la donna, “stanca e provata dall’ostruzionismo del coniuge“, avrebbe imposto un ultimatum: dopo le feste, ciascuno avrebbe dovuto trasferirsi in una casa diversa.
L’omicidio sarebbe avvenuto la sera dell’8 gennaio, alla vigilia della partenza di Federica per la Basilicata, nel momento in cui l’uomo avrebbe compreso che “i suoi piani, come aveva previsto, sarebbero saltati con decorrenza lunedì 11 gennaio“.
Federica Torzullo, svolta nelle indagini: Carlomagno e il nuovo retroscena sull’omicidio
Un aspetto centrale dell’inchiesta riguarda la possibile pianificazione del delitto. La Procura ipotizza non solo l’occultamento preventivo dell’arma, un coltello ancora non rinvenuto, ma anche la preparazione del luogo destinato a nascondere il corpo, parlando della “predisposizione della buca dove poi sarà sepolta Federica“. Tali elementi rafforzano l’idea di una scelta maturata nel tempo e non frutto di un impulso improvviso.
Restano inoltre forti perplessità sull’eventualità che l’indagato abbia agito completamente da solo: gli investigatori valutano la “presenza di terze persone nella fase antecedente, coeva o successiva alla consumazione del reato“, ritenendo poco credibile che in appena quaranta minuti sia stato possibile uccidere, occultare le tracce e gestire il corpo senza aiuti.
Le consulenze scientifiche e forensi dovranno chiarire se il delitto sia avvenuto “in ambienti anche diversi dal vano bagno” e se il corpo sia stato bruciato “nella buca scavata o nel cassone del camion“. In attesa dei risultati autoptici e delle analisi sui cellulari sequestrati, il Procuratore ha ribadito che l’indagato può ancora “chiarire i molti punti oscuri lasciati sullo sfondo“, ma ha anche lanciato un appello alla responsabilità di media e protagonisti del processo, richiamando tutti al «self-restraint» per salvaguardare la privacy del figlio della coppia, definito “orfano di femminicidio“.