Il tema della fine del mondo è uno dei più discussi da decenni ed ogni volta con cadenze differenti emergono studi o dati di teorie del passato che hanno studiato e proposto delle date nel futuro in cui il mondo sarebbe terminato portando le persone che vivono quel periodo in uno stato di ansia e paura.
Le teorie del passato, perché è un tema ciclico
Le teorie sulla fine del mondo circolano da decenni, divise tra studi matematici di esperti ed ipotesi catastrofiste di popoli antichi, quando questi emergono vi è sempre il dubbio se crederci o meno.
Se le teorie del passato non portano dati empirici e quindi sono meno sicure, gli studi matematici, pur portando elementi concreti che avvalorano le tesi devono essere catalogati per il periodo in cui sono stati effettuati.
In passato infatti gli esperti provavano questi calcoli e formulavano una data, ma entrando nel dettaglio bisogna contrapporre lo scenario reale dell’anno di riferimento rispetto all’idea di quel determinato periodo fatta nel passato e spesso non vi è una grandissima correlazione.
La nuova data di novembre 2026
La data del 13 novembre 2026 deriva dallo studio di Heinz Von Foester, fisico austriaco che aveva pubblicato sulla rivista Science un articolo basato sul rapporto tra crescita della popolazione e disponibilità delle risorse presenti sul pianeta.
Lo studio matematico di Foester vedeva un progressivo aumento della popolazione ed una conseguente riduzione della disponibilità di risorse, portando quindi il pianeta al collasso.
L’autore aveva posto venerdì 13 novembre 2026 come data simbolica, non nell’ottica di catastrofe annunciata quanto più l’idea del limite da non raggiungere per poi vedere il pianeta terra in seria difficoltà in termini di crescita effettiva.
Il mondo social, come riporta The Social Post, ha fatto riemergere questo studio in chiave sensaionalistica mostrando come vi sia la data di fine del mondo, come accadde per il 2012 e la teoria dei Maya.
Non resta quindi che attendere il 13 novembre e vedere se il mondo finirà o se come ampiamente previsto continueremo a sopravvivere, mantenendo alto il monito del fisico austriaco, relativamente ai beni del pianeta che non sono certamente eterni.