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Nelle grotte delle Maldive con il rebreather: cos’è, come funziona e perché è fondamentale per i sub

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Cos’è il rebreather, il sistema utilizzato dai sub finlandesi alle Maldive durante le operazioni di ricerca e recupero dei corpi dei sub italiani.

Nelle operazioni di recupero nelle grotte sommerse delle Maldive, a circa 60 metri di profondità, l’impiego di tecnologie subacquee avanzate è stato determinante per consentire l’accesso a un ambiente complesso e ad alto rischio. In questo contesto, il team di speleosub della Divers Alert Network Europe ha utilizzato sistemi come i rebreather a circuito chiuso, indispensabili per affrontare passaggi stretti, scarsa visibilità e lunghi tempi di permanenza sott’acqua.

Ecco cos’è nel dettaglio e come funziona.

Sistema a circuito chiuso e principi di funzionamento del rebreather

Nelle operazioni condotte nelle grotte sommerse delle Maldive, il sistema rebreather è stato utilizzato da un team di speleosub altamente specializzati composto da Sami Paakkarinen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, professionisti con esperienza in ambienti profondi, ostruiti e ad alto rischio.

Il contesto operativo si sviluppa a circa 55–60 metri di profondità, all’interno di un sistema di cavità articolato in più camere collegate da passaggi stretti. In questo tipo di missioni, definite “overhead environments”, non esiste una risalita diretta verso la superficie: l’uscita richiede il percorso inverso lungo le stesse cavità. Per questo motivo il rebreather diventa fondamentale, perché riduce la produzione di bolle e limita il rischio di sollevare sedimenti dal fondo o dalle pareti, evitando il fenomeno del cosiddetto silt-out, cioè la perdita improvvisa di visibilità dovuta alla sospensione di particelle.

Cos’è e come funziona il rebreather usato dai sub finlandesi nella missione di recupero alle Maldive

Il rebreather è un sistema di respirazione subacquea avanzato a circuito chiuso che consente di riutilizzare il gas espirato dal subacqueo. Il meccanismo prevede la rimozione dell’anidride carbonica tramite uno speciale filtro assorbente (scrubber) e la successiva reintegrazione automatica dell’ossigeno consumato dal metabolismo. In questo modo il gas viene continuamente riciclato all’interno del circuito, rendendo possibile un utilizzo molto più efficiente rispetto alle bombole tradizionali.

Esistono due principali configurazioni: i rebreather CCR (Closed Circuit Rebreather), che riciclano completamente il gas espirato mantenendo una miscela respiratoria costante, e i sistemi SCR (Semi Closed Rebreather), che recuperano solo parte del gas espirato e rilasciano l’eccesso in acqua tramite valvole dedicate. Il funzionamento è regolato da componenti come il solenoide o sistemi di flusso costante (Constant Mass Flow), che mantengono stabile l’apporto di ossigeno.

Il vantaggio principale di questa tecnologia è l’efficienza: riduzione drastica del consumo di gas, autonomia prolungata, produzione minima di bolle e controllo estremamente preciso della miscela respiratoria. Proprio l’assenza quasi totale di bolle rappresenta un elemento cruciale nelle immersioni in ambienti confinati, dove la visibilità e la stabilità del sedimento sono fattori determinanti. In un sistema tradizionale a circuito aperto, infatti, il sub inspira dalla bombola ed espira direttamente in acqua, generando bolle visibili in superficie. Il rebreather, al contrario, trattiene e depura il gas espirato, trasformando l’intero processo in un ciclo continuo e chiuso.

Un ulteriore aspetto critico riguarda la fisiologia del subacqueo: a grandi profondità l’azoto può causare narcosi, mentre livelli non corretti di ossigeno possono diventare tossici. I sistemi a circuito chiuso permettono di mantenere la miscela respiratoria entro parametri estremamente precisi, migliorando la sicurezza complessiva dell’immersione.

Accanto ai rebreather, il team ha utilizzato anche potenti DPV (Diver Propulsion Vehicles), scooter subacquei elettrici dotati di elica protetta. Questi strumenti consentono di percorrere lunghe distanze in grotta con maggiore rapidità, trasportare attrezzature pesanti e ridurre i tempi di esposizione, contribuendo a ottimizzare le fasi operative e le successive procedure di decompressione.