La situazione delle carceri in Italia è drammatica. Sono sempre più affollate e sempre più in difficoltà. Gli istituti hanno superato il 200% di sovraffollamento.
La situazione drammatica delle carceri in Italia
Dal XXII rapporto di Antigone, realizzato dopo cento visite negli istituti penitenziari italiani, è emerso un quadro decisamente drammatico. Il dato più significativo riguarda il sovraffollamento.
A fine aprile i detenuti presenti erano 64.436, mentre i posti disponibili erano 46.318. Questo vuol dire che nelle carceri italiane ci sono 18mila detenuti in più rispetto alla capienza effettiva. Secondo il rapporto, in molte strutture i detenuti vivono in celle sovraffollate, dove spesso manca l’acqua calda. Per riuscirli a sistemare spesso i letti a castello arrivano a toccare il soffitto.
La situazione peggiore è stata segnalata a Lucca, dove il sovraffollamento ha raggiunto il 240%. A seguire Foggia, Grosseto, Lodi, San Vittore a Milano, Brescia Canton Mombello, Udine e Latina, che superano il 200%. Ci sono altri 73 carceri dove il tasso supera il 150%. Ci sono solo 22 strutture in Italia che rispettano i posti disponibili.
Secondo Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, un carcere più chiuso non è per forza più sicuro, perché il rischio è quello di aumentare isolamento, tensioni e recidiva. L’associazione chiede più attività scolastiche, formazione professionale, lavoro, volontariato e sport, oltre a misure urgenti per ridurre il sovraffollamento.
Carceri in Italia: situazione drammatica tra aggressioni, suicidi e autolesionismo
Il rapporto segnala un aumento delle tensioni interne. Le aggressioni alla polizia penitenziaria sono aumentate del 12,4% e quelle tra i detenuti del 73%. Il dato sui suicidi è ancora più allarmante. Nel 2025 si sono tolti la vita 82 detenuti, mentre nel 2026 sono già 24. Sono alti anche gli episodi di autolesionismo.
Intanto, mentre le carceri sono sempre più sovraffollate, il ricorso a misure alternative alla detenzione continua a diminuire. Gli affidamenti ai servizi sociali sono calati, così come gli arresti domiciliari.