> > Fino all'80% dei terminali russi pronti a riprendere le esportazioni di grano

Fino all'80% dei terminali russi pronti a riprendere le esportazioni di grano

Fino all'80% dei terminali russi pronti a riprendere le esportazioni di grano

Le negoziazioni internazionali potrebbero sbloccare l'80% dei terminali di cereali russi, ma tre impianti gravemente danneggiati richiedono mesi di riparazione.

Le esportazioni di grano dalla Russia attraversano una rete di terminali situati sul Mar Nero e sul Mar d’Azov. Prima degli attacchi, queste strutture gestivano fino al 70% dei volumi di esportazione del Paese, posizionandolo come il più grande fornitore mondiale di grano. Negli ultimi mesi, però, le riprese sono state interrotte da incursioni che hanno colpito i principali sbocchi, facendo lievitare i prezzi globali e riaccendendo timori sulla sicurezza alimentare.

Danni gravi a tre terminali che incidono su un quinto della capacità

Un’analisi recente indica che tre dei nove terminali principali, responsabili di circa il 20% della capacità totale sono rimasti gravemente compromessi. Il più colpito è NKHP situato a Novorossiysk sul Mar Nero, che ha subito un attacco l’12 agosto.

Con una capacità annuale di 7,1 milioni di tonnellate i lavori di ricostruzione potrebbero durare fino a sei mesi. Una fonte locale ha descritto la scena: “la galleria dei nastri trasportatori è stata completamente distrutta. È crollata sulla strada e vi è rimasta adagiata sopra“, aggiungendo che il personale è stato mandato a casa per sei mesi, senza sapere quando riprenderà l’attività.

NKHP a Novorossiysk: la colonna vertebrale distrutta

Il terminale NKHP rappresenta il nodo più produttivo della zona; la sua inattività ha bloccato una fetta significativa del flusso di grano verso i mercati esteri. Sebbene la società gestore preveda una tempistica di quattro mesi per la messa in opera delle riparazioni, le incertezze legate alla sicurezza del sito e alle condizioni operative potrebbero prolungare i tempi. I due altri impianti di Novorossiysk, KSK e NZT hanno riportato danni minori e sono già in fase di riavvio.

Gli altri due terminali danneggiati sono ZTKT a Taman, sul Mar Nero, e quello di Taganrog sul Mar d’Azov. ZTKT, con una capacità di 5,5 milioni di tonnellate è stato colpito il 30 luglio e al momento non è in grado di caricare cereali; non è chiaro quando le operazioni potranno riprendere. Taganrog, insieme a ZTKT, detiene una capacità complessiva di 6,7 milioni di tonnellate. La mancanza di dati precisi sul grado di distruzione rende difficile prevedere una data di riapertura, ma è evidente che la perdita di questi impianti contribuisce in maniera significativa al calo della capacità operativa complessiva.

Scenario di riattivazione: fino all’80% se si ottiene un cessate il fuoco

Le autorità turche, guidate dal Presidente Recep Tayyip Erdoğan hanno lanciato una iniziativa con i principali paesi importatori per ristabilire il commercio di cereali attraverso il Mar Nero. Parallelamente, il Presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato il coinvolgimento di India, Egitto e altri paesi del Medio Oriente nel tentativo di mediare un cessate il fuoco che fermi gli attacchi reciproci. Il Cremlino ha riconosciuto l’esistenza di contatti diplomatici, ma ha sottolineato che, nel frattempo, la Russia sta cercando rotte alternative per l’export.

Secondo le stime, terminali con una capacità totale di circa 53 milioni di tonnellate sono attualmente inattivi per motivi di sicurezza, ma potrebbero tornare operativi non appena le ostilità si attenueranno. Considerando la capacità totale di 67 milioni di tonnellate nella regione, la riapertura di almeno l’80% consentirebbe di ripristinare la maggior parte delle esportazioni di grano, riducendo la pressione sui mercati internazionali.

Il potenziale di riattivazione dipende in larga misura dalla rapidità con cui le parti coinvolte potranno concordare un vero e proprio cessate il fuoco. Se le trattative avessero successo, i terminali meno danneggiati potrebbero riprendere le operazioni in pochi giorni o settimane, mentre i tre impianti più compromessi richiederebbero da quattro a sei mesi per tornare alla piena capacità. La prospettiva di un ritorno alla normalità è quindi strettamente legata a sviluppi diplomatici, che al momento rimangono incerti ma cruciali per la stabilità del mercato globale dei cereali.

Nel frattempo, la Russia continua a esplorare soluzioni logistiche alternative, tra cui l’uso di rotte terrestri e marittime più sicure, per mantenere il flusso di esportazioni. Tuttavia, senza un quadro di pace stabile, le interruzioni continueranno a generare volatilità sui prezzi internazionali, minacciando la sicurezza alimentare di paesi fortemente dipendenti dalle importazioni di grano russo.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app