La prima contrattazione della settimana nella capitale giapponese si registra in positivo con il indice di riferimento Nikkei che segna un incremento dell’0,69%, pari a 446 punti, e si posiziona a 65.465,06. Il rialzo avviene subito dopo la lunga pausa introdotta dalla Silver Week una festività che aveva sospeso le operazioni per diversi giorni.
Nonostante la correzione dei mercati azionari statunitensi, la Borsa di Tokyo riesce a contrapporsi, spinta da un sentiment più ottimistico tra gli investitori locali.
Il comportamento dell’ yen rispetto a dollaro ed euro
Parallelamente al movimento azionario, la moneta giapponese mostra segni di indebolimento. L’ yen scende a 158,20 yen per dollaro e a 180,10 yen per euro, indicando una maggiore pressione valutaria.
Questo trend è alimentato dal rafforzamento del dollaro statunitense, che reagisce all’aumento dei rendimenti dei titoli di Stato americani, e da una percezione di rischio più alta nei mercati emergenti, spingendo gli investitori verso valute più stabili.
Andamento dei mercati asiatici: Seul, Hong Kong, Shanghai e Shenzhen
Al di fuori del Giappone, la giornata si distingue per una bassa omogeneità.
La borsa di Seul registra un rialzo dello 0,9%, sostenuto da dati positivi sul settore tecnologico, mentre Hong Kong è ancora in calo, con un decremento di circa l’1% al momento della chiusura. Le quotazioni di Shanghai e Shenzhen seguono la tendenza al ribasso, con una perdita di circa lo 0,3% ciascuna. La divergenza riflette l’incertezza globale, poiché gli investitori attendono segnali dall’Iran sui prezzi del petrolio e dal prossimo incontro tra i presidenti Donald Trump e Xi Jinping, incentrato su dazi commerciali e relazioni geopolitiche.
Influenza dei prezzi del petrolio e degli indicatori economici
Il prezzo del greggio, appena sopra i 100 dollari al barile, alimenta timori di inflazione e aumenta la pressione sui bond governativi. La flessione dei prezzi del petrolio, tuttora in diminuzione, potrebbe attenuare tali timori se dovesse continuare, ma gli analisti rimangono cauti finché non si renderà chiaro l’impatto sui flussi commerciali asiatici.
Rendimento dei T-bond USA al livello più alto dal 2007
Negli Stati Uniti, i rendimenti del T-bond decennale hanno toccato il 5,13%, il valore più alto registrato dal luglio 2007. L’incremento di 0,17 punti percentuali, il più marcato dall’ultimo maggio, avviene in un contesto di rafforzamento del dollaro e di pressione ribassista sui mercati azionari globali. La salita dei rendimenti è stata in parte alimentata dal ritorno dei prezzi del petrolio sopra la soglia dei 100 dollari e dalla recente rilevazione dell’S&P sull’attività economica del settore privato, che ha evidenziato crescenti pressioni sui prezzi.
Michael Barr, membro del Board della Federal Reserve, ha dichiarato che potrebbero essere necessari ulteriori rialzi dei tassi d’interesse per contenere l’inflazione. La sua affermazione rinforza le aspettative di un regime di tassi più restrittivo, con conseguenze dirette sui costi di finanziamento per le imprese e per i governi. L’aumento dei rendimenti, infatti, rende più costoso il finanziamento del debito pubblico, incrementando così la vulnerabilità di paesi con elevati livelli di indebitamento.
