Il gruppo automobilistico Stellantis ha comunicato una nuova sospensione della catena produttiva presso lo stabilimento di Mirafiori, a Torino. Dal 19 al 30 ottobre la linea dedicata alla Fiat 500 sia in versione elettrica che ibrida, resterà ferma e più di mille operai saranno collocati in cassa integrazione. La decisione arriva in un contesto di calo degli ordini, aumento dei costi dell’energia e difficoltà nella fornitura di componenti, elementi che mettono a dura prova la sostenibilità della produzione torinese.
Il provvedimento, che coinvolge 1.074 dipendenti – 934 operai di carrozzeria e 140 impiegati amministrativi – è stato comunicato alle rappresentanze sindacali dopo una riunione interna volta a valutare la situazione attuale. Stellantis ha definito il periodo di stop una “situazione complessa”, sottolineando che, nonostante gli investimenti effettuati e il presunto raddoppio dei volumi rispetto all’anno precedente, la domanda non è ancora sufficiente a garantire la continuità della fabbrica.
Fermata della produzione: date, cause e numero di lavoratori coinvolti
La chiusura copre dodici giorni, dal 19 al 30 ottobre, e colpisce direttamente il reparto carrozzerie, cuore dell’assemblaggio. La mancanza di ordini per la Fiat 500 è la causa principale: il modello, una delle poche auto prodotte interamente a Torino, registra vendite ben al di sotto delle previsioni.
Si tratta di un fenomeno che si è accentuato dopo il lancio della nuova gamma ibrida e elettrica, ma che non è riuscito a tradursi in volumi concreti.
Mancanza di ordini per la Fiat 500
Nel primo semestre del 2026, la produzione di Mirafiori è leggermente superiore a quella dell’intero 2025, ma il risultato resta insufficiente a coprire i costi fissi dell’impianto. I dati dei primi sei mesi mostrano un incremento marginale, mentre la promessa di raggiungere 100.000 unità annue entro il 2026 sembra ormai lontana. Il direttore europeo di Stellantis, Emanuele Cappellano, aveva già avvertito delle difficoltà nel realizzare tale obiettivo, ma le dichiarazioni ottimistiche non hanno impedito la sospensione.
Problemi di approvvigionamento e costi energetici
Un altro elemento citato dall’azienda è la carenza di alcuni componenti, presumibilmente dovuta a problemi logistici interni. Tuttavia, i sindacati hanno sottolineato come le stesse parti siano disponibili in altre sedi del gruppo, suggerendo una possibile priorizzazione delle produzioni più redditizie, come quella di Pomigliano d’Arco. Parallelamente, il peso della bolletta energetica in Italia, che secondo Stellantis incide per circa il 6 % sui costi di produzione, è considerato un vincolo critico. Il gruppo sta infatti sollecitando le istituzioni a uniformare il prezzo dell’energia a quello di paesi europei come Spagna e Francia.
Le richieste dei sindacati e la pressione sui governi
Le organizzazioni sindacali – FIOM, FIM e UILM – hanno reagito con forte preoccupazione. Il segretario generale della FIOM Torino, Edi Lazzi, ha descritto lo stop come “l’ennesimo terribile segnale” in contrasto con gli annunci ottimistici del management. Gianni Mannori, responsabile della FIOM a Mirafiori, ha evidenziato come le presse dell’impianto saranno ferme anche nei giorni successivi, allargando il problema a più settori produttivi.
Luigi Paone, segretario UILM Torino, ha chiesto un confronto urgente per definire soluzioni concrete, denunciando che le ripetute interruzioni minacciano l’occupazione del sito. La FIM, attraverso il suo portavoce, ha sollecitato “chiarezza immediata sul piano industriale” e ha invitato le autorità a non lasciare sola Torino in una fase cruciale per la transizione energetica del settore automobilistico.
Strategia di Stellantis e scenari futuri per Mirafiori
Stellantis ribadisce il suo impegno a rafforzare la presenza industriale in Italia, con più di venti modelli prodotti sul territorio nazionale e ulteriori lanci in cantiere. Tuttavia, la realtà attuale vede la 500 e due modelli Alfa Romeo a Cassino classificati come “auto datate con scarso appeal”. Anche a Melfi, la produzione è concentrata su veicoli di alta gamma, che registrano vendite limitate.
Il gruppo attribuisce la crisi a due fattori fondamentali: la diminuzione della domanda europea, ora ridotta di circa un quinto rispetto al periodo pre-pandemia, e il peso dei costi regolatori introdotti dalle nuove norme ambientali. Alla luce di questi elementi, Stellantis continuerà a fare pressione sulle istituzioni per ottenere un costo dell’energia più competitivo ritenuto cruciale per abbassare i prezzi finali delle utilitarie e rilanciare la produzione a Mirafiori.
