> > OCSE alza a 0,9% la stima del PIL italiano per il 2026

OCSE alza a 0,9% la stima del PIL italiano per il 2026

OCSE alza a 0,9% la stima del PIL italiano per il 2026

L’OCSE ha alzato la crescita dell’economia italiana al 0,9% per il 2026, ma avverte pressioni inflazionistiche e turbative sul mercato energetico.

Durante la conferenza tenutasi oggi a Parigi, l’OCDE ha presentato le proprie prospettive economiche intermedie per il G20, evidenziando una contraddizione tra la moderata crescita italiana e l’aumento dei costi energetici che gravano sui consumatori. Il documento sottolinea che, nonostante la revisione al rialzo delle previsioni di crescita, i salari reali in alcune economie chiave come Giappone, Sudafrica e Italia rimangono in linea o inferiori a quelli pre-pandemia.

Questa discrepanza suggerisce che la spinta alla ripresa non si traduce automaticamente in un miglioramento del potere d’acquisto, soprattutto in un contesto in cui i prezzi del carburante continuano a salire, erodendo il reddito disponibile delle famiglie.

Crescita del PIL italiano rivista al rialzo

L’OCSE ha aggiornato al rialzo la stima di crescita del prodotto interno lordo italiano, fissandola allo 0,9% per il 2026, rispetto allo 0,5% previsto a giugno.

La previsione resta stabile allo 0,6%. L’incremento di 0,4 punti percentuali è stato attribuito a una combinazione di fattori, tra cui un lieve recupero della domanda interna, politiche fiscali più incisive e un contesto finanziario ancora favorevole, nonostante i tassi di interesse a lungo termine siano ai massimi degli ultimi quindici anni.

Pressioni sui prezzi dell’energia e impatto sui consumatori

Il rapporto evidenzia una crescente incertezza sui mercati energetici, con i prezzi del petrolio e del gas che dipendono dalla durata delle interruzioni dell’offerta e dalla capacità di adattamento di produttori e consumatori. Le recenti interruzioni nella produzione e nelle esportazioni dei paesi del Golfo hanno spinto nuovamente al rialzo i prezzi all’ingrosso, aumentando i costi di raffinazione a causa di colli di bottiglia. Questo si traduce in un rincaro del carburante alle pompe, che grava direttamente sulle famiglie e sulle imprese.

Il documento avverte che una più rapida normalizzazione dei mercati energetici potrebbe attenuare le pressioni inflazionistiche, mentre nuove interruzioni prolungate rischierebbero di innalzare ulteriormente l’inflazione e di indebolire la crescita economica.

Salari reali nel G20: una situazione di stallo

Nel contesto del G20, l’OCSE rileva che i salari reali in paesi come GiapponeSudafrica e Italia non hanno ancora superato i livelli pre-pandemia, mantenendosi pari o inferiori. Questa staticità contrasta con l’aumento dei prezzi dell’energia, creando una pressione netta sul bilancio delle famiglie. La mancanza di un recupero salariale significativo rischia di limitare la capacità di spesa e di soffocare ulteriori stimoli alla crescita.

Scenario macro globale e fattori di incertezza

A livello mondiale, l’OCSE prevede una crescita del 2,9% nel 2026 e dello 3,0%, un rallentamento rispetto al 3,4% registrato nel 2025. L’inflazione nel complesso del G20 dovrebbe scendere dal 4,1% del 2026 al 3,6%, mentre per l’Italia la previsione è di 3,0% nel 2026 e 2,6%.

Il documento cita anche le tensioni legate alla politica commerciale: i nuovi dazi bilaterali imposti dagli Stati Uniti da luglio hanno aumentato di circa un punto percentuale l’aliquota media effettiva dei dazi USA, alimentando l’incertezza e perturbando le catene di approvvigionamento. Nonostante questi fattori, le condizioni finanziarie rimangono relativamente favorevoli, sostenute da mercati azionari robusti e da una ripresa della concessione del credito.

Infine, la crescita dei tassi di interesse a lungo termine, toccati i livelli più alti degli ultimi quindici anni, riflette le preoccupazioni riguardo ai rischi fiscali a lungo termine e all’emissione massiccia di obbligazioni da parte di aziende legate all’intelligenza artificiale. Tuttavia, la combinazione di una politica monetaria più restrittiva e di una graduale riduzione dei prezzi energetici dovrebbe contribuire a contenere le pressioni inflazionistiche.

Gli analisti raccomandano un monitoraggio attento di questi elementi per valutare se la crescita prevista potrà tradursi in un reale miglioramento del tenore di vita dei cittadini.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app