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Focolaio di morbillo: aumentano contagi e vittime, cresce l’emergenza sanitaria

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Un’epidemia di morbillo originata negli Stati Uniti si estende al Messico, oltrepassando i 17 mila contagi. Ecco cosa sta accadendo.

Il morbillo, una delle malattie virali più contagiose conosciute, sta tornando a rappresentare una seria minaccia sanitaria in diverse aree del mondo. La riduzione delle coperture vaccinali, unita alla rapidità con cui il virus si diffonde, ha favorito negli ultimi anni la riemersione di focolai anche molto estesi. Il caso recente tra Stati Uniti e Messico mostra come un’infezione possa oltrepassare rapidamente i confini e trasformarsi in un’emergenza sanitaria su larga scala.

Focolaio di morbillo tra Stati Uniti e Messico: oltre 17 mila casi e decine di morti

Come riportato dall’Agi, la vicenda ha preso avvio nei primi mesi del 2025, quando un bambino messicano di nove anni, non vaccinato, ha accompagnato i genitori in Texas, precisamente a Seminole, per far visita a dei familiari.

Dopo il rientro in Messico, il minore ha manifestato febbre elevata e le tipiche eruzioni cutanee associate al morbillo. Nel giro di poche settimane, l’infezione si è estesa tra i compagni di scuola fino a rendere necessaria la chiusura dell’istituto frequentato dal bambino. Secondo quanto riportato dalla CNN, questo episodio avrebbe rappresentato il punto di innesco del più vasto focolaio registrato in Messico negli ultimi anni, con oltre 17 mila casi confermati dall’inizio del 2025 e almeno 40 decessi.

Un numero di vittime che risulta circa quattro volte superiore rispetto agli Stati Uniti, dove la stessa ondata epidemica partita da Seminole ha provocato più di 760 contagi e tre morti.

Il primo epicentro messicano è stato identificato nella comunità mennonita di Cuauhtémoc, nello stato di Chihuahua, un’area a forte vocazione agricola. Le analisi genetiche su oltre cento campioni avrebbero evidenziato la presenza dello stesso ceppo virale, il genotipo D8 e il lignaggio MVs/Ontario.CAN/47.24, già circolato in Canada nel 2024 e successivamente arrivato in Texas. L’infezione si è diffusa rapidamente nella scuola mennonita Esperanza, dove circa un terzo dei 240 studenti si è ammalato, spingendo alla sospensione delle attività didattiche. Nel giro di tre o quattro settimane il contagio si è esteso ad altri istituti della zona.

Espansione territoriale, vulnerabilità e ricerca di nuove terapie contro il Morbillo

L’epidemia ha poi raggiunto la città di Chihuahua attraverso gli spostamenti della comunità mennonita verso i centri urbani nei fine settimana, per poi propagarsi ulteriormente tra i lavoratori agricoli stagionali, spesso appartenenti a comunità indigene provenienti da aree remote e caratterizzate da una bassa copertura vaccinale. L’impatto è stato particolarmente grave tra queste popolazioni, già esposte a condizioni di fragilità come malnutrizione e accesso limitato ai servizi sanitari. Nello stato di Chihuahua, entro la fine del 2025, si sono contati circa 4.500 casi e 21 morti, di cui 17 tra persone indigene.

Il morbillo resta una delle infezioni più contagiose conosciute: una sola persona può trasmettere il virus fino a 18 individui e il patogeno può rimanere sospeso nell’aria per circa due ore. Per interrompere la circolazione del virus è necessario raggiungere almeno il 95% di copertura vaccinale con due dosi del vaccino MMR (morbillo, parotite e rosolia). Gli epidemiologi sottolineano però che il fattore decisivo non è stato il viaggio del bambino, bensì il progressivo indebolimento delle campagne vaccinali.

In Messico, un tempo considerato un modello in America Latina per l’immunizzazione, la copertura è diminuita a causa di riduzioni della spesa sanitaria, degli effetti della pandemia di Covid-19 e di una riorganizzazione del sistema sanitario. Uno studio pubblicato su Vaccines evidenzia che tra il 2006 e il 2024 si è accumulato un deficit del 25% nelle vaccinazioni contro il morbillo. In alcune zone del Chihuahua, nel 2024, solo circa due terzi dei bambini di un anno avevano ricevuto la prima dose.

Nuove strategie terapeutiche e sviluppo di anticorpi mirati contro il morbillo

Parallelamente alla gestione dell’emergenza, la ricerca scientifica sta lavorando a nuove strategie terapeutiche. Un team coordinato dal La Jolla Institute for Immunology, con il supporto del National Institutes of Health e pubblicato su Cell Host & Microbe, sta sviluppando anticorpi in grado di imitare la risposta del sistema immunitario dopo la vaccinazione, con l’obiettivo di proteggere o trattare anche chi non può essere immunizzato. “Con l’aumento dei casi di morbillo, abbiamo urgente bisogno di terapie efficaci per proteggere i più vulnerabili”, ha dichiarato Jeffrey K. Taubenberger del National Institute of Allergy and Infectious Diseases.

I ricercatori hanno analizzato i linfociti B della memoria provenienti da soggetti vaccinati, ricostruendo la mappa degli anticorpi capaci di riconoscere e neutralizzare il virus. Alcuni di questi anticorpi, testati su modelli animali, hanno mostrato la capacità di ridurre drasticamente la carica virale nei polmoni, fino a renderla non rilevabile in alcuni casi. Secondo Erica Ollmann Saphire, coordinatrice dello studio, “Questi anticorpi agiscono come profilassi, proteggendo dall’infezione iniziale, e dopo l’esposizione al virus fungono da trattamento per combattere l’infezione da morbillo”. L’ipotesi è che, in futuro, possano essere somministrati tramite infusione per ottenere una risposta immunitaria immediata nei soggetti più vulnerabili.