Nella puntata di Quarto Grado del 13 marzo 2026 il magistrato Stefano Vitelli è tornato a discutere il caso di Garlasco, offrendo una lettura basata su considerazioni tecniche e proceduralmente rilevanti. Il punto centrale della sua ricostruzione riguarda la cronologia del delitto: per Vitelli l’evento si colloca nella prima parte della mattinata, e avrebbe sorpreso se fosse stato sostenuto il contrario, ossia che sia avvenuto dopo le 11. Oltre alla questione temporale, il giudice ha richiamato l’attenzione sul peso delle percezioni pubbliche costruite dai media e sull’importanza di mantenere distacco e rigore nel valutare il materiale probatorio.
L’interpretazione del giudice Vitelli
Secondo Vitelli, la valutazione che portò all’assoluzione di Alberto Stasi nel processo originario fu frutto di un’analisi integrata, dove elementi tecnici si sono intrecciati con considerazioni di carattere umano. Ha definito il caso un esempio tipico di ragionevole dubbio, spiegando che la decisione non nacque da una sola prova ma da una lettura complessiva del quadro indiziario. Il richiamo alla prudenza processuale ha avuto una funzione esplicita: nelle vicende di forte risonanza mediatica, ha detto, la narrazione pubblica può sovrapporsi ai fatti, complicando ulteriormente il lavoro degli interpreti della legge.
La tempistica dell’omicidio
La collocazione temporale dell’evento è uno degli elementi che condizionano ipotesi sulla dinamica e sulle responsabilità. Vitelli ha argomentato a favore della mattinata come finestra probabile, suggerendo che caratteri tecnici e temporali emersi in fase istruttoria non combaciavano con una ricostruzione tarda della giornata. La questione è rilevante perché incide su possibili alibi, sulla compatibilità dei movimenti degli indagati e sull’interpretazione delle prove forensi; in questo senso Vitelli ha privilegiato una lettura cauta, basata su dati e considerazioni metodologiche, non su suggestioni mediatiche.
Il peso dell’esposizione mediatica
Il magistrato ha sottolineato come i casi clamorosi tendano a creare narrazioni che anticipano la sentenza: l’imputato viene spesso percepito come colpevole ancor prima della decisione del giudice. Vitelli ha invitato a distinguere il giudizio pubblico dal giudizio processuale, mettendo in evidenza il rischio che la visibilità costante modifichi la percezione degli elementi di prova. La prudenza, ha spiegato, è una virtù necessaria quando si affrontano vicende complesse, perché il diritto penale si fonda su criteri di certezza e verifica, non su storytelling.
Verifiche sui dispositivi e controversie aperte
Parallelamente alle considerazioni del giudice, procedono accertamenti tecnici sui dispositivi informatici legati alla vicenda. La Procura di Pavia ha affidato una consulenza all’informatico Paolo Dal Checco per esaminare i pc di Alberto Stasi e di Chiara Poggi, con l’obiettivo di chiarire possibili accessi, modifiche e responsabilità d’uso. Tra gli elementi sul tavolo ci sono cartelle e file che in passato hanno suscitato ipotesi di movente; inoltre gli inquirenti stanno valutando se terze persone avessero accesso agli apparecchi, citando nomi come Andrea Sempio attualmente indagato per concorso in omicidio.
Contenuti della cartella “Militare” e perizie informatiche
La cosiddetta cartella “Militare” è tornata al centro del dibattito televisivo: alcuni programmi hanno mostrato risultati di nuove verifiche sostenendo che non conteneva materiale abnorme rispetto a quanto già conosciuto. Le perizie hanno evidenziato una cronologia dei file intimi scaricati il 17 settembre 2006, messi in sicurezza il 1º maggio 2007 e con una protezione aggiuntiva il 1º luglio 2007, data che solleva domande sul livello di tutela adottato. La consulenza informatica mira a stabilire se tali file siano stati consultati o copiati da terzi, e se possano aver alimentato minacce o litigi invocati come ipotetico movente.
Reazioni, posizioni e prospettive processuali
Le discussioni pubbliche hanno visto contrapporsi diversi esperti e rappresentanti delle parti: conduttori come Milo Infante, criminologi quali Roberta Bruzzone, e legali come Antonio De Rensis hanno posto temi differenti attorno alle stesse evidenze. I periti citati dalle parti — tra cui Porta, Occhetti e il consulente della difesa Borra — hanno espresso valutazioni non coincidenti, mentre il sessuologo Marco Rossi ha invitato a valutare con cautela giudizi di valore sul materiale rinvenuto. Sul piano giudiziario resta fermo il principio che moventi ipotizzati richiedono prove certe: la Cassazione aveva già escluso alcuni scenari pedopornografici, e ogni nuova verifica dovrà essere valutata alla luce delle norme processuali e delle risultanze tecniche.