La tregua a Gaza entra nella seconda fase: Hamas conferma l’intesa sul disarmo, mentre Trump annuncia il piano per il ritiro israeliano e la ricostruzione della Striscia.
Il pressing dell’Iran e la posizione di Hamas
La seconda fase della tregua a Gaza si intreccia con le pressioni esercitate dall’Iran su Hamas.
Durante la recente visita a Teheran per i funerali dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei, una delegazione del movimento palestinese avrebbe incontrato esponenti di alto livello del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Secondo una fonte a conoscenza del colloquio citata da Axios, i rappresentanti iraniani avrebbero invitato Hamas a non accelerare la firma dell’intesa e a prendere tempo.
Un alto funzionario statunitense ha confermato che Teheran avrebbe cercato di convincere il gruppo a respingere l’accordo. “L’Iran avrebbe preferito che Hamas non accettasse l’accordo, ma… l’Iran ha abbandonato Hamas già da tempo – afferma un funzionario Usa, citato dal Times of Israel – Non possono permettersi di mantenerlo attivo, e credo che i membri di Hamas si rendano conto di dover fare ciò che è meglio per loro stessi e per il popolo“, ha dichiarato il funzionario, sottolineando come l’offerta di amnistia per i membri di Hamas disposti a consegnare le armi e ad aderire al piano in 20 punti di Trump abbia rappresentato uno degli elementi decisivi per ottenere il consenso del movimento.
“L’Iran ha cercato di convincerli a non accettare questo accordo, ma alla fine siamo riusciti a superare questo ostacolo“, ha aggiunto.
Da parte sua, Hamas continua a legare il tema del disarmo a quello del ritiro israeliano e della ricostruzione della Striscia. Ghazi Hamad, componente della delegazione negoziale del movimento, ha ribadito ad Al Jazeera: “Hamas rimane ferma sui suoi obiettivi nazionali, rappresentati dalla tutela dei diritti del popolo palestinese. La questione delle armi è legata ad altre questioni, come il ritiro di Israele dalla Striscia di Gaza e la ricostruzione. Non intraprenderemo alcuna azione se le forze di occupazione non rispetteranno gli obblighi previsti dall’accordo“. Le dichiarazioni arrivano dopo la conferma, da parte di due responsabili di Hamas citati dall’Afp, dell’intesa con Israele sulla seconda fase della tregua, che comprende anche il disarmo del movimento islamico che controlla Gaza.
Gaza, intesa sul disarmo di Hamas: Trump: “Accordo storico”
A dare ulteriore peso all’accordo è stato Donald Trump, che su Truth ha annunciato il raggiungimento di un’intesa sul disarmo completo di Hamas e degli altri gruppi armati presenti nella Striscia. “Oggi il Board of Peace ha raggiunto un accordo storico per il disarmo completo di Hamas e di tutti gli altri gruppi armati a Gaza. Si tratta di un passo monumentale verso una pace e una sicurezza durature“. Il presidente americano ha spiegato che l’attuazione avverrà attraverso fasi progressive: “Una volta completato il disarmo, le forze israeliane si ritireranno e la Forza Internazionale di Stabilizzazione collaborerà con una nuova forza di polizia palestinese per garantire la sicurezza di Gaza, a beneficio dei suoi residenti e dei Paesi vicini“.
Secondo Trump, l’intesa rappresenta anche un passaggio verso la formazione di un nuovo governo palestinese nella Striscia e costituisce una tappa dell’attuazione del Piano in 20 punti. Il presidente Usa ha inoltre ringraziato Egitto, Qatar e Turchia per la mediazione, sottolineando che la minaccia emersa da Gaza il 7 ottobre «non dovrà essere ricostituita».
Il Board of Peace ha espresso “soddisfazione per l’intesa raggiunta con Hamas su una roadmap dettagliata per l’attuazione delle prossime fasi del cessate il fuoco a Gaza“, descrivendola come una svolta dopo mesi di negoziati. L’organismo ha precisato che, per la prima volta, Hamas si sarebbe impegnata ufficialmente in un piano per la consegna delle proprie armi, cui dovrebbe seguire il ritiro israeliano. La transizione verso la gestione della Striscia dovrebbe coinvolgere il National Committee for the Administration of Gaza (NCAG), con il sostegno della International Stabilization Force (ISF), incaricata di contribuire alla sicurezza, allo stato di diritto e al miglioramento delle condizioni umanitarie.
Sul fronte della ricostruzione, un funzionario del Board of Peace ha riferito al Times of Israel che i lavori dovrebbero procedere gradualmente nelle aree da cui verrebbero ritirate le forze israeliane. Il primo progetto pilota di edilizia abitativa dovrebbe partire a Rafah, nel sud della Striscia, all’inizio del 2027. Il Board of Peace avrebbe inoltre raccolto promesse di finanziamento per circa 16 miliardi di dollari, provenienti soprattutto dai Paesi del Golfo, che avrebbero atteso l’impegno di Hamas sul disarmo prima di procedere. Secondo un funzionario statunitense, Yakir Gabay, imprenditore immobiliare israeliano-cipriota e membro del Consiglio esecutivo di Gaza del Board of Peace, avrebbe inoltre negoziato con alcuni appaltatori riuscendo a contenere i costi previsti per i progetti di ricostruzione.
