> > Greek life negli USA: storia, misoginia e il caso Chi Phi di Cornell

Greek life negli USA: storia, misoginia e il caso Chi Phi di Cornell

Greek life negli USA: storia, misoginia e il caso Chi Phi di Cornell

Il caso Chi Phi di Cornell riaccende il dibattito su potere, esclusività e violenza nelle fraternità americane

Le fraternità – note anche come Greek life – sono parte integrante della vita studentesca americana sin dal XVIII secolo. Più del quaranta per cento dei presidenti degli Stati Uniti ha trascorso parte della propria giovinezza tra le mura di una confraternita, segno della capacità di questi gruppi di fungere da trampolino verso carriere di alto profilo.

Oggi la North American Interfraternity Conference (NIC) raccoglie cinquantotto organizzazioni presenti in circa seicento campus, con quasi duecentomila studenti iscritti e una rete di 4,2 milioni di ex membri. Ma dietro l’apparente prestigio si celano dinamiche di esclusione, violenza e, in alcuni casi, reati gravi.

Radici storiche e modello originario

La prima confraternita nasce nel 1776 al College of William and Mary con la fondazione di Phi Beta Kappa una società segreta dedicata al dibattito e allo scambio intellettuale.

L’adozione dell’alfabeto greco, di un giuramento di segretezza e di riti di ammissione ha fornito il modello di base per le future organizzazioni maschili e femminili. Lo storico Nicholas Syrett descrive come, nei primi decenni, le fraternità fossero focalizzate su “indipendenza, forza di carattere, bellezza e lealtà”, valori pensati per distinguersi da una gioventù percepita come immatura.

Il modello di potere e le critiche contemporanee

Con il passare dei secoli l’enfasi è passata da meriti accademici a una cultura che glorifica atletismo, successo sessuale e posturing alpha-male. L’antropologo Aldo Cimino avverte che le iniziative non sono semplici giochi, ma rituali intensi che consolidano un legame quasi sacro. Elizabeth Allan responsabile di un laboratorio di ricerca sull’hazing, sottolinea che le fraternità riflettono le disuguaglianze sociali più ampie, con “privilegio di bellezza” e barriere economiche che escludono molti studenti.

Statuti, reti e vantaggi occupazionali

Una indagine Gallup del 2021, commissionata da NIC e dalla National Panhellenic Conference, ha rilevato che il 42 % degli alumni delle fraternità o delle sororità ha ricevuto aiuto da un compagno per trovare uno stage o un lavoro. Inoltre, il 51 % dei membri riferisce di aver avuto un impiego pronto al momento della laurea, contro il 36 % dei non membri. Questi numeri alimentano l’idea che l’appartenenza a una confraternita sia un investimento per la carriera.

Il caso Chi Phi di Cornell: una denuncia di stupro di gruppo

Il 19 ottobre 2024, una donna identificata come “Jane Doe” ha presentato una causa civile contro la fraternità Chi Phi dell’università di Cornell e sette dei suoi membri, accusandoli di averla stuprata in gruppo durante una festa. La denuncia include anche la sororità Delta Delta Delta e l’università stessa come convenuti, sostenendo che la promozione della vita greca da parte dell’ateneo abbia creato una “facciata glorificata ma ingannevole”. La causa racconta che, nella notte dei fatti, la vittima è stata spinta a consumare ketamina, marijuana e alcool prima di subire violenze mentre era incosciente.

Le reazioni della comunità universitaria

Dopo le accuse, la filiale di Cornell di Chi Phi è stata chiusa e gli studenti coinvolti sono stati espulsi o sospesi. Tuttavia, attivisti come CJ Barles studentessa dell’Università della California-Davis, ritengono insufficienti le misure adottate e chiedono una revisione completa delle politiche di risposta alle aggressioni sessuali. In una manifestazione recente, i partecipanti hanno richiesto l’introduzione di norme che garantiscano il diritto di ritirare il consenso in ogni momento e una maggiore trasparenza nella gestione delle denunce interne.

Il dibattito acceso intorno al caso Chi Phi richiama precedenti storici, come la morte di Mortimer M. Leggett nel 1873 durante un’iniziazione cieca a Cornell, e gli studi dell’APA del 2021 che mostrano che i membri delle fraternità hanno il 62 % di probabilità in più di commettere aggressioni sessuali rispetto ai non membri. Un’indagine del 2009 pubblicata su *Violence Against Women* stimava che il 29 % delle sororità aveva subito casi di stupro, quasi quattro volte il tasso dei non membri. Questi dati indicano che la cultura della segretezza e della fedeltà al gruppo – descritta da Pietro Sasso come un “contratto psicologico informale” – può alimentare comportamenti illeciti.

La questione resta aperta: da un lato, le fraternità continuano a rappresentare una rete di supporto e opportunità per migliaia di studenti; dall’altro, gli abusi sistematici segnalati in casi come quello di Cornell spingono a chiedere una revisione profonda del modello greco, forse verso forme più inclusive e meno autoritarie.

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