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"Vi distruggiamo in 4 ore". Guerra Iran: ultimatum di Donald Trump e incertezze sulle condizioni di Mojtaba Khamenei

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Ultimatum e tensioni militari: lo scontro tra Stati Uniti e Iran tra diplomazia, minacce e instabilità interna. Gli ultimi aggiornamenti sulla guerra.

La tensione tra Stati Uniti e Iran ha raggiunto livelli particolarmente elevati, tra ultimatum politici, ipotesi di negoziati e scenari militari sempre più concreti. Al centro della guerra si collocano le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha fissato una scadenza in queste ore per un possibile accordo, mentre sul versante opposto Teheran respinge le condizioni imposte e rilancia proprie richieste. In parallelo, emergono indiscrezioni sullo stato di salute e sul ruolo decisionale di Mojtaba Khamenei, contribuendo ad alimentare ulteriormente l’incertezza sul futuro degli equilibri regionali.

Guerra Iran, media: “Khamenei grave”

Secondo un memorandum diplomatico basato su valutazioni delle agenzie di intelligence israeliane e statunitensi, diffuso dal quotidiano britannico The Times e ripreso dalla testata israeliana Ynet, Mojtaba Khamenei risulterebbe in condizioni estremamente critiche e ricoverato nella città santa di Qom. Il documento lo descrive come “privo di sensi” e in uno stato di salute che “non gli consente di partecipare ad alcun processo decisionale del regime”, evidenziando inoltre che le principali agenzie di intelligence occidentali e israeliane seguivano da tempo la sua posizione e il suo ruolo. Nonostante ciò, da Teheran è stato diffuso un nuovo messaggio attribuito a lui, mentre nei giorni precedenti si era registrata un’assenza prolungata di comunicazioni ufficiali. “Gli assassinii e i crimini non scalfiranno la causa jihadista delle forze armate iraniane“.

Guerra Iran, Donald Trump e l’ultimatum che scade oggi: “Vi distruggiamo in 4 ore”

Sul fronte politico internazionale, il presidente statunitense Donald Trump ha mantenuto una posizione fortemente assertiva nei confronti dell’Iran, confermando la scadenza dell’ultimatum fissata a oggi, martedì alle ore 20 (ora della costa est degli Stati Uniti). In un annuncio nella giornata di ieri ha sostenuto che “La loro proposta è un grande passo, ma insufficiente”, aggiungendo che “Martedì è la scadenza definitiva per l’Iran per fare un accordo”. In un’altra affermazione ha ribadito la possibilità di un’azione militare rapida: “L’Iran può essere eliminato in una notte e quella notte potrebbe essere domani”. Trump ha inoltre dichiarato: “Se scadrà l’ultimatum… ogni ponte sarà distrutto in Iran… ogni centrale elettrica sarà resa inservibile”, sottolineando la portata potenziale di un intervento, pur affermando di non auspicare uno scenario bellico.

Sul piano dei negoziati, emergono segnali contrastanti tra apertura e irrigidimento. Secondo quanto riportato dall’agenzia Axios, Stati Uniti e Iran starebbero valutando una possibile tregua temporanea della durata di 45 giorni, ipotesi che si inserisce in un contesto ancora altamente instabile. Tuttavia, Teheran ha formalmente respinto la proposta statunitense articolata in 15 punti, giudicandola inaccettabile, come riferito dalla BBC. Il ministero degli Esteri iraniano ha chiarito, tramite il portavoce Esmail Baghaei, che qualsiasi trattativa non può essere compatibile con “ultimatum e minacce di commettere crimini di guerra”, ribadendo che la risposta iraniana è stata costruita “sulla base dei nostri interessi e delle nostre considerazioni”.

La controproposta iraniana, trasmessa anche attraverso canali diplomatici come il Pakistan e diffusa dall’agenzia IRNA, si articolerebbe in dieci punti e includerebbe richieste precise: la cessazione dei conflitti nella regione, garanzie per il transito sicuro nello Stretto di Hormuz, la revoca delle sanzioni economiche e forme di compensazione. Nel frattempo, sul terreno, Israele ha intensificato le operazioni militari colpendo infrastrutture strategiche come il giacimento di gas South Pars, mentre il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato con fermezza: “Non ci fermeremo”. Anche il clima mediatico riflette l’attesa della scadenza: l’emittente Channel 13 ha mostrato in diretta un conto alla rovescia verso l’ultimatum, simbolo della crescente tensione internazionale.

In questo quadro, Trump ha ulteriormente sottolineato la possibilità di opzioni strategiche multiple per gli Stati Uniti, affermando: “Gli Stati Uniti hanno molte alternative” e ribadendo la volontà di chiudere rapidamente la questione. Ha anche collegato il proprio approccio a una visione personale e politica più ampia, dichiarando: “Ho risolto otto guerre” e sostenendo che l’intervento americano sarebbe motivato anche da considerazioni umanitarie. Tuttavia, le sue dichiarazioni restano accompagnate da toni di forte pressione, mentre il confronto tra le parti continua a oscillare tra diplomazia, minacce e preparativi operativi.