In un contesto di crescenti tensioni geopolitiche sulla guerra, le relazioni tra Stati Uniti e Iran tornano al centro dell’attenzione internazionale. Le recenti dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e i contatti diplomatici che coinvolgono figure come il vicepresidente JD Vance evidenziano tentativi paralleli di apertura negoziale e segnali contrastanti tra le parti. Sullo sfondo, anche Israele, con il premier Benjamin Netanyahu, segue da vicino l’evoluzione dei colloqui, in una fase delicata che potrebbe incidere sugli equilibri regionali.
Guerra Iran, dialogo diplomatico e iniziative negoziali
Secondo quanto riportato dal giornalista di Axios, Barak Ravid, il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance avrebbe avuto un colloquio telefonico con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Durante la conversazione, i due avrebbero affrontato il tema degli sforzi per avviare un dialogo con l’Iran e discusso anche le possibili basi di un’intesa per porre fine al conflitto. Nel frattempo, si muovono anche iniziative diplomatiche multilaterali: paesi mediatori stanno lavorando per organizzare un incontro a Islamabad tra il presidente del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf e altri rappresentanti di Teheran con gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner, con la possibilità che vi partecipi anche Vance.
Guerra Iran, Trump conferma: “C’è l’accordo”. Hormuz e atomica: cosa cambia
Sul piano delle dichiarazioni pubbliche, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha descritto in termini positivi l’andamento dei contatti, affermando che “Abbiamo raggiunto un accordo sui punti principali con l’Iran” e che “le cose vanno molto bene”. Ha inoltre sottolineato: “Questa volta fanno sul serio” e che “L’Iran ha un’altra opportunità di mettere fine alle minacce contro di noi e i nostri alleati”. In un altro passaggio ha ribadito: “Non li ho chiamati. Loro hanno chiamato. Loro voglio un accordo”, aggiungendo che “L’Iran vorrebbe un accordo, anche noi vorremmo un’intesa. Vedremo dove porteranno i colloqui”.
Trump ha anche collegato gli sviluppi a possibili conseguenze economiche e strategiche, dichiarando che “Lo Stretto di Hormuz riaprirà molto presto” e che “I prezzi del petrolio crolleranno quando sarà raggiunto un accordo con l’Iran”. Ha poi aggiunto: “C’è una vera possibilità di raggiungere un accordo ma non garantisco nulla”, aprendo anche all’idea di una gestione condivisa dello Stretto. In riferimento alla questione nucleare, ha affermato che l’Iran avrebbe accettato di rinunciare all’arma atomica e che esisterebbe un’intesa su più punti, precisando anche: “In Iran parliamo con figura di vertice, non con la Guida Suprema”.
Non mancano tuttavia posizioni fortemente divergenti da parte iraniana. Il ministero degli Esteri ha dichiarato, secondo quanto riportato, “Smentiamo quanto dichiarato dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, in merito ai negoziati in corso tra gli Stati Uniti d’America e la Repubblica Islamica dell’Iran”, aggiungendo che “La Repubblica Islamica dell’Iran mantiene la sua posizione di rifiuto di qualsiasi tipo di negoziato prima del raggiungimento degli obiettivi iraniani derivanti dalla guerra”.
Anche la televisione di Stato Irib ha affermato: “Non c’è stata alcuna conversazione tra Iran e Stati Uniti, e l’affermazione di Trump riguardo a questi colloqui è falsa”, sottolineando che la posizione su Hormuz “non è cambiata”. Questa contrapposizione evidenzia come, nonostante le aperture dichiarate da Washington, le parti continuino a fornire versioni opposte sul reale stato dei contatti.