Eh si, ragazzi, ci risiamo, la wokkeria colpisce ancora. Le domande che vi pongo oggi sono queste: non è che ci stiamo piegando un po’ troppo alle usanze altrui? Finiremo per dimenticare le nostre?
Pare che qualcuno voglia abolire il “Natale” e non è certo il Grinch, ma non tanto per il suo significato capitalistico, ormai alcuni sanno come farsi i regali, basta rompere qualche vetrina, ma per il suo significato religioso.
Il Natale coincide con la nascita di Cristo e tutto quello che per un cattolico rappresenta: canzoni, presepe e bontà d’animo. Pare che tutto questo dia fastidio, allora si sta cercando di coniare il nome “Festa d’inverno”. Magari Pasqua la chiameremo “Festa delle colombe”?
Ma a chi da fastidio? Perché una dirigente scolastica ha cambiato Gesù con cucù in una canzoncina? (ndr.
dicembre 2023 nella scuola elementare Edmondo De Amicis di Agna, in provincia di Padova).
Lentamente ci stiamo adeguando alle esigenze di altre culture: via il crocefisso, visite alle moschee, lezioni di islam a scuola, abolizione del maiale nelle mense. Prese una ad una trovano sempre una connotazione logica: siamo in uno stato laico, vogliamo integrare altre culture, è giusto che i ragazzi conoscano religioni diverse, il maiale fa male (pare, a me non pare ma pare).
Tutte insieme invece mi fanno pensare che stia passando un progetto di sostituzione della nostra cultura con un’altra in cui, io, non mi ci ritrovo e mi fa impressione che le più forti sostenitrici di questo siano le donne che si sa in quel tipo di cultura hanno un ruolo secondario, tanto che un’alta percentuale di queste non sanno neanche parlare la lingua italiana.
Voi cosa ne pensate? Siete pro-festa di inverno?
