L’azione della procura distrettuale antimafia di Firenze sullo smaltimento del keu — gli scarti tossici derivanti dalle lavorazioni delle concerie di Santa Croce sull’Arno — ha subito una significativa rimodulazione in sede di udienza preliminare. A distanza di cinque anni da arresti e sequestri, il gip Gianluca Mancuso ha deciso di cancellare alcuni capi d’accusa ritenuti inizialmente centrali, riducendo così la portata dell’inchiesta e disponendo la separazione del fascicolo in due distinti procedimenti che si terranno davanti ai tribunali competenti.
Il provvedimento del giudice ha portato all’eliminazione delle contestazioni per associazione per delinquere e per la corruzione relativa ad atti contrari ai doveri d’ufficio; restano però questioni penali rilevanti: un gruppo di 14 persone dovrà rispondere, a vario titolo, di corruzione elettorale, illecita gestione e illecito smaltimento di rifiuti, mentre quattro società sono chiamate a rispondere per la responsabilità amministrativa delle imprese, tra cui l’Associazione Conciatori e il Consorzio Aquarno.
Struttura dei procedimenti e competenze territoriali
Il gip ha deciso la ripartizione dei filoni processuali in base alla competenza territoriale: il primo gruppo di imputazioni è stato rinviato a giudizio davanti al tribunale di Pisa, con la prima udienza fissata per il 2 luglio 2026, mentre un altro troncone dell’indagine è stato trasferito per competenza al tribunale di Arezzo, con apertura del relativo processo prevista il 9 luglio. Questa scelta processuale riflette la necessità di separare posizioni e circostanze operative diverse nell’ambito dell’inchiesta sulla dispersione dei rifiuti nei terreni e in alcuni cantieri.
Accuse principali nel procedimento a Pisa
Tra gli imputati rinviati a giudizio figura l’ex consigliere regionale Pd Andrea Pieroni, già presidente della Provincia di Pisa, accusato di corruzione elettorale: secondo l’impostazione dell’accusa, avrebbe promesso l’approvazione di un emendamento in Consiglio regionale volto a esentare il Consorzio Aquarno dall’obbligo di sottoporsi alla procedura di autorizzazione integrata ambientale, con evidenti vantaggi amministrativi. Nell’elenco degli imputati appaiono anche imprenditori e professionisti come Alessandro Francioni, Aldo Gliozzi, l’ingegnere Nicola Andreanini e l’avvocato Alberto Benedetti, insieme a soggetti coinvolti per presunte pratiche di gestione scorretta dei rifiuti e sversamenti nei canali Usciana e Controusciana, immissari nell’Arno.
Il filone connesso ad Arezzo e le persone coinvolte
Un altro segmento dell’indagine riguarda la famiglia Lerose e la società a essa collegata. Il giudice ha trasferito a processo per competenza territoriale ad Arezzo l’imprenditore Francesco Lerose, la moglie Annamaria Faragò, il figlio Manuel Lerose e la società Lerose con sede a Levane di Bucine, con l’accusa di smaltimento illecito di rifiuti. Le contestazioni riguardano modalità di gestione e conferimento di scarti industriali che, secondo l’accusa, sarebbero stati dispersi illecitamente in più punti della regione, con potenziali ripercussioni ambientali per le aree interessate.
Parti civili, società e responsabilità amministrativa
Nel quadro processuale compaiono anche contestazioni rivolte a persone giuridiche: oltre all’Associazione Conciatori e al Consorzio Depuratore Santa Croce, viene chiamata in causa la società Le Rose srl per la responsabilità amministrativa delle imprese. Tali profili implicano valutazioni che vanno oltre la responsabilità individuale, coinvolgendo assetti organizzativi e modelli di compliance aziendale: la magistratura dovrà approfondire se e come le strutture societarie abbiano concorso a realizzare o agevolare pratiche illecite di smaltimento.
Proscioglimenti e conseguenze politiche
Tra gli esiti dell’udienza preliminare figurano anche proscioglimenti per insufficienza di prova: l’ex sindaca di Santa Croce, Giulia Deidda, è stata prosciolta perché «il fatto non sussiste» dalle accuse di associazione per delinquere e corruzione relative al presunto ruolo di tramite tra imprenditori e politica; analogamente è stato prosciolto anche Ledo Gori, a suo tempo indicato come destinatario di accuse di corruzione. Sono stati assolti, sempre con la formula del proscioglimento, i vertici delle aziende orafe Chimet e Tca. Questi esiti ridisegnano il panorama politico-amministrativo legato alla vicenda e sollevano interrogativi sulle ricadute nel territorio e nel settore conciario.
Quali effetti per ambiente e diritto
La decisione del gip non azzera la portata dell’inchiesta: rimangono aperti profili rilevanti di natura penale e amministrativa che saranno esaminati nei prossimi processi. Per le comunità locali e per chi si occupa di tutela ambientale il nodo centrale riguarda le pratiche di smaltimento e la necessità di verificare responsabilità e danni ambientali. Sul piano giuridico, i procedimenti che si apriranno a Pisa e ad Arezzo costituiranno momenti determinanti per chiarire dinamiche, ruoli e eventuali responsabilità a vario titolo.
Nei mesi a venire, dunque, l’attenzione si concentrerà sulle udienze fissate: la prima a Pisa il 2 luglio 2026 e l’altra con inizio il 9 luglio, quando si apriranno i dibattimenti che dovranno accertare fatti, responsabilità e conseguenze penali e amministrative legate alla dispersione del keu. Le parti offese, le istituzioni locali e le imprese del territorio seguiranno con attenzione l’evoluzione processuale per capire se e come verranno individuate responsabilità e misure riparatorie.