> > Inchiesta su spionaggio e vendita di dati: vittime famose e tariffario

Inchiesta su spionaggio e vendita di dati: vittime famose e tariffario

Inchiesta su spionaggio e vendita di dati: vittime famose e tariffario

Un'inchiesta della Procura di Napoli ha smantellato una rete che, con l'aiuto di pubblici ufficiali corrotti, dava corso a un vero e proprio mercato nero di dati sensibili venduti a clienti privati

Un’indagine coordinata dalla Procura di Napoli e condotta dalla Squadra Mobile ha portato alla luce un’organizzazione che, attraverso l’accesso illecito a banche dati pubbliche, estraeva e commercializzava informazioni riservate. L’operazione ha rivelato come funzionava un sistema collaudato in cui funzionarî infedeli e intermediari privati trasformavano il segreto d’ufficio in merce di scambio.

I file sequestrati e le comunicazioni acquisite dagli inquirenti mostrano un’attività protratta su vasta scala: migliaia di accessi abusivi e dossier venduti a clienti che li utilizzavano in cause civili, separazioni, controversie commerciali o per recupero crediti. Tra le vittime figurano personaggi pubblici di rilievo, sportivi e professionisti noti, oltre a cittadini comuni.

L’organizzazione e i ruoli chiave

L’inchiesta ha messo in luce una rete composta da più livelli: pubblici ufficiali con accesso alle banche dati, imprenditori e titolari di agenzie investigative che acquistavano e rivendevano le informazioni. Secondo gli atti, alcuni membri delle forze dell’ordine e funzionari di enti come INPS e Agenzia delle Entrate hanno sfruttato le proprie credenziali per effettuare accessi abusivi, creando estrazioni massicce di dati personali e fiscali.

Le figure arrestate e quelle indagate

Tra le persone coinvolte sono finiti in carcere alcuni imprenditori e un ex dirigente della polizia: tra questi figurano nomi come Giuseppe Picariello, arrestato e ritenuto centrale nel circuito, e Giovanni Maddaluno, ex sostituto commissario della Squadra Mobile di Napoli. Altri agenti sono stati posti ai domiciliari e numerosi indagati hanno ricevuto obblighi di firma. In totale sono state emesse misure cautelari per decine di persone nell’ambito di un’inchiesta che ha interessato diverse province.

Il meccanismo della vendita: dal listino al cliente

Gli investigatori hanno trovato documentazione che illustrava un vero e proprio tariffario per le interrogazioni alle banche dati: le informazioni venivano quotate a prezzi predefiniti e rivendute confezionate in dossier. In alcuni casi l’accesso allo SDI o a banche dati con precedenti o informazioni sensibili costava fino a 25 euro per interrogazione, mentre dati relativi a cedolini e contributi INPS venivano offerti a cifre comprese tra 6 e 11 euro.

Acquirenti e utilizzi

I dossier non restavano nell’ombra: erano destinati ad avvocati, agenzie investigative, società di recupero crediti e privati. Gli usi erano molteplici, dalla raccolta di elementi per controversie legali al possibile ricatto o spionaggio industriale. Secondo gli atti, le informazioni potevano includere dati fiscali, contributivi e accertamenti bancari, spesso aggregati per aumentare il valore commerciale del pacchetto.

Vittime e impatto pubbliche

Tra le persone i cui dati sono stati rilevati nelle indagini compaiono nomi noti: il cantautore Alex Britti, l’attrice Lory Del Santo, gli ex portieri dell’Inter Júlio César e Alex Cordaz, oltre allo stilista Alberto Del Biondi. Questi casi sottolineano come lo spionaggio digitale non risparmi né i privati né i personaggi pubblici, con ricadute rilevanti sulla privacy e sull’immagine personale.

Le ricadute per le persone coinvolte

Essere inclusi in dossier venduti sul mercato nero può avere conseguenze legali, economiche e reputazionali. Le informazioni illecitamente ottenute e rivendute possono essere utilizzate per strategie di pressione, per ottenere vantaggi indebitì o per scopi fraudolenti. Da qui l’importanza di rafforzare controlli interni e misure di sicurezza informatica nelle amministrazioni pubbliche.

I casi locali: due indagati bresciani

Nel filone emerso vi sono anche due professionisti legati a Brescia: un avvocato nato nel 1969, residente nell’hinterland, e il titolare di un’agenzia investigativa molto conosciuta in città. Entrambi sono indagati per ricettazione e, secondo gli inquirenti, avrebbero ricevuto da Picariello file contenenti dati contributivi e fiscali. Al momento non risultano assoggettati a misure cautelari.

Per l’avvocato la Procura contesta di aver ricevuto file relativi a verifiche effettuate nella banca dati INPS, in un episodio fatto risalire al 4 novembre 2026. L’investigatore privato avrebbe a sua volta acquisito documentazione riguardante accertamenti della banca dati Punto Fisco dell’Agenzia delle Entrate, ottenuti secondo l’accusa tramite accessi illeciti.

Conclusioni e provvedimenti

Le indagini hanno portato al sequestro di beni per somme ingenti e a misure restrittive nei confronti di diversi soggetti: in totale sono state disposte misure cautelari tra carcere, domiciliari e obblighi di presentazione per un cospicuo numero di indagati. L’azione della Procura di Napoli evidenzia la necessità di presidiare con maggiore efficacia le banche dati pubbliche e di contrastare il fenomeno delle divise sporche che abusano del proprio ruolo per alimentare mercati illeciti.

Il caso pone interrogativi sulle procedure di controllo interno e sulla governance dei sistemi informativi pubblici, spingendo verso riforme e verifiche più stringenti per tutelare la privacy dei cittadini e l’integrità delle istituzioni.