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Il messaggio di Papa Leone XIV alla Sapienza: “Non è difesa un riarmo che aumenta le tensioni”

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Papa Leone XIV all'Università Sapienza di Roma: un momento di preghiera nella Cappella universitaria e poi il discorso in Aula Magna.

La visita pastorale di Papa Leone XIV alla Sapienza – Università di Roma segna un momento significativo di confronto tra istituzioni religiose e mondo accademico. L’incontro, accolto da una forte partecipazione degli studenti, riapre anche il ricordo delle tensioni del 2008 che portarono Benedetto XVI ad annullare l’evento a causa delle proteste e si concentra su temi centrali come la ricerca della verità, il ruolo dell’università, il disagio giovanile e la pace in un contesto internazionale segnato da conflitti e trasformazioni tecnologiche.

Papa Leone all’Università Sapienza di Roma: accoglienza e precedenti tensioni con Benedetto XVI

Il Pontefice Papa Leone XIV ha iniziato la sua visita pastorale alla Sapienza – Università di Roma, a Roma, in un clima di forte partecipazione studentesca. All’arrivo presso la Cappella Universitaria “Divina Sapienza”, è stato accolto dalla rettrice Antonella Polimeni e successivamente dal cappellano don Gabriele Vecchione.

L’ingresso nella chiesa è stato segnato da un lungo applauso e dall’ovazioneViva il Papa!”, con la presenza anche del cardinale Baldo Reina. Dopo un momento di raccoglimento in preghiera e l’incontro con alcuni studenti, che hanno condiviso testimonianze personali, il Papa si è spostato in golf cart verso il piazzale centrale, salutando gli studenti dalla scalinata monumentale tra cori e smartphone alzati.

Nel percorso istituzionale si sono inseriti anche il colloquio con il rettore, la firma del Libro d’Onore, la scoperta di una targa commemorativa e la visita alla mostra “La Sapienza e il Papato”.

La visita si inserisce in un contesto storico delicato, segnato dalle tensioni del 2008, quando Benedetto XVI rinunciò a recarsi nello stesso ateneo a seguito delle proteste di 67 scienziati e di numerosi studenti. Le contestazioni derivavano dall’idea che la figura del Pontefice fosse “non accademica” e “incongrua” rispetto ai principi della ricerca scientifica. A distanza di 18 anni, l’evento assume quindi un valore simbolico di ricucitura del dialogo tra mondo accademico e dimensione religiosa.

Il discorso di Papa Leone all’Università Sapienza di Roma: “Mondo storpiato dalle guerre”

Nel suo intervento, il Pontefice ha insistito sul legame tra ricerca della verità e dimensione spirituale, affermando: “Chi ricerca, chi studia, chi cerca la verità, alla fine cerca Dio, incontrerà Dio, troverà Dio precisamente nella bellezza della creazione in tante forme e che Dio ha voluto mettere la sua impronta in tutto quello che siamo noi, soprattutto come figli di Dio, creature fatte nella sua immagine ma anche nella sua creazione“. Ha inoltre sottolineato il valore dell’università come spazio europeo centrale per lo studio e la crescita comune: “È un bel momento oggi condividere un po’ con la comunità universitaria, questo centro di studio che credo sia il più grande in tutta Europa“.

Rivolgendosi agli studenti, ha evidenziato il valore del futuro e della ricerca: “Quando il desiderio di verità si fa ricerca, la nostra audacia nello studio testimonia la speranza di un mondo nuovo“. Ha poi affrontato il tema del disagio giovanile, collegandolo alla pressione sociale e alla competitività: “Non dobbiamo nasconderci che molti giovani stanno male… è la menzogna pervasiva di un sistema distorto, che riduce le persone a numeri esasperando la competitività e abbandonandoci a spirali d’ansia“. In questo contesto ha ribadito un messaggio identitario: “Noi siamo un desiderio, non un algoritmo!“.

Ampio spazio è stato dedicato ai conflitti internazionali e al tema della pace. Il Pontefice ha denunciato “un mondo purtroppo storpiato dalle guerre e dalle parole di guerra” e ha richiamato il rischio di una semplificazione che crea nemici, invitando alla complessità e alla memoria storica. Ha ricordato anche “il dramma del Novecento” e il valore del principio del “mai più la guerra”, collegandolo al ripudio della guerra nelle costituzioni contemporanee.

Sul piano geopolitico e tecnologico ha avvertito: “non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza“, criticando l’aumento delle spese militari e sottolineando il rischio legato all’uso dell’intelligenza artificiale nei conflitti: “Occorre inoltre vigilare sullo sviluppo e l’applicazione delle intelligenze artificiali in ambito militare e civile“. Ha poi descritto lo scenario globale affermando: “Quanto sta avvenendo in Ucraina, a Gaza e nei territori palestinesi, in Libano, in Iran descrive la disumana evoluzione del rapporto fra guerra e nuove tecnologie in una spirale di annientamento“.

Infine, ha rivolto un appello agli studenti come futuri protagonisti del cambiamento: “studiate, coltivate, custodite la giustizia!” e “siate artigiani della pace vera: pace disarmata e disarmante, umile e perseverante“. Ha anche valorizzato il ruolo educativo dei docenti, affermando: “Insegnare è una forma di carità quanto deve esserlo soccorrere un migrante in mare, un povero per la strada, una coscienza disperata“, sottolineando come il sapere debba formare non solo competenze ma anche coscienze. Il discorso, più volte interrotto dagli applausi, ha segnato un momento di forte partecipazione emotiva nella comunità universitaria.