> > Indagini su David Rossi: Mussari mandante, Ceccherelli organizzatore

Indagini su David Rossi: Mussari mandante, Ceccherelli organizzatore

Indagini su David Rossi: Mussari mandante, Ceccherelli organizzatore

David Rossi, ex capo della comunicazione di MPS, è caduto dal terzo piano; la commissione individua Mussari e Ceccherelli tra i responsabili.

Il 6 marzo 2013 David Rossi allora responsabile della comunicazione di Monte dei Paschi di Siena, perde la vita precipitandosi dalla finestra del terzo piano del Palazzo Salimbeni. Per anni la vicenda è rimasta avvolta da dubbi, tra teorie di suicidio e ipotesi di interventi esterni. Solo nel 2026 la Commissione parlamentare d’inchiesta ha presentato nuovi elementi, indicando due figure chiave dietro quello che definisce un’azione di intimidazione finita tragicamente.

Le indagini hanno portato a convocare, entro breve, Giuseppe Mussari ex presidente di Monte dei Paschi, e Gabriele Ceccherelli commerciante fiorentino noto per la sua attività nel calcio storico. Entrambi potranno assistersi con un avvocato e decidere se rispondere alle domande, con le stesse garanzie riservate agli indagati dalla giustizia ordinaria.

Le accuse contro Mussari e Ceccherelli

Secondo i verbali acquisiti, Giuseppe Mussari sarebbe stato il vero mandante di un piano volto a intimidire Rossi, costringendolo a non collaborare con la Procura che all’epoca indagava sulla banca. L’obiettivo, come sostenuto dalla commissione, era duplice: impedire a Rossi di fornire informazioni potenzialmente compromettenti e, in alternativa, proteggerlo da pressioni provenienti da ambienti criminali legati a Viadana.

Gabriele Ceccherelli sarebbe stato l’intermediario che ha scelto le persone incaricate dell’esecuzione materiale dell’azione. Il suo ruolo, descritto come quello di chi “organizzò e scelse” gli esecutori, rimarrebbe confinato all’esterno del Palazzo Salimbeni, senza però essere stato direttamente coinvolto nella violenza fisica. La commissione ha segnalato che il legame di Ceccherelli con il calcio storico fiorentino, dove era noto con il soprannome “lo Zena”, è stato sfruttato per reclutare individui abituati a operazioni di gruppo.

Ricostruzione della dinamica e testimonianze

Le testimonianze raccolte da due fonti diverse – una proveniente dal detenuto calabrese Saverio Giampà e l’altra dal colonello Adolfo Gregori del RIS – coincidono nel descrivere una sequenza di violenza. Rossi sarebbe stato prima picchiettato, poi minacciato di essere spinto dal davanzale se non avesse ottemperato alle richieste. Successivamente, sarebbe stato capovolto e tenuto per i piedi, finché non è caduto accidentalmente nel vuoto.

Un ulteriore dettaglio riguarda la presunta richiesta di consegnare delle chiavette USB contenenti documenti sensibili. Secondo le ricostruzioni, durante il tragitto verso il terzo piano, Rossi sarebbe stato nuovamente malmenato in un veicolo parcheggiato in un vicolo, per poi essere condotto nella stanza dove è avvenuta la caduta.

Il coinvolgimento di reti criminali

Nei file della commissione emergono riferimenti a legami con la ‘ndrangheta, attraverso nomi come Nicolino Grande Aracri, e a flussi finanziari onnicomprensivi – per esempio i famosi “50 milioni che Rossi muoveva con un click” – che avrebbero potuto alimentare le motivazioni dei mandanti. Tuttavia, i responsabili materiali dell’aggressione non sono ancora identificati, e la commissione ha inviato tutti i documenti alle procure competenti per approfondimenti.

La famiglia di David Rossi rappresentata da Antonella Tognazzi e dalla figlia Carolina Orlandi, ha escluso fin da subito l’ipotesi del suicidio, chiedendo un’indagine approfondita. L’avvocato Carmelo Miceli ha sottolineato che la valutazione della validità delle testimonianze spetta esclusivamente all’autorità giudiziaria, invitando le procure a trattare il dossier con la massima rigore.

Giuseppe Mussari ha reagito con veemenza, definendo le dichiarazioni del presidente della commissione “destituite da ogni fondamento” e minacciando azioni legali per difendere la propria reputazione. Gabriele Ceccherelli ha invece negato ogni coinvolgimento, sostenendo di non essere mai stato a Siena se non per acquistare scarpe per sua figlia.

La Commissione parlamentare d’inchiesta guidata dall’onorevole Gianluca Vinci, ha confermato l’intenzione di convocare nuovamente i due sospetti, garantendo loro la possibilità di difendersi. Nel frattempo, il fascicolo è stato trasmesso a diverse procure, che dovranno decidere se approfondire le accuse di intimidazione trasformata in omicidio.

Continua sull'app Le notizie della tua città, in tempo reale.
Apri nell'app