Andrea Centofanti
Dunque, l’inflazione nei primi mesi di quest’anno è salita a quasi il 3% perché sostenuta in primo luogo dalle tensioni che si registrano sui prezzi dei beni energetici che sono aumentati del 10% e di quelli alimentari non lavorati il cui prezzo hanno avuto un rialzo di circa il 6 per cento. Tuttavia, un freno parziale alla crescita dell’inflazione lo si deve alla dinamica di ribasso dei prezzi di alcune tipologie di servizi, tra cui quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona.
Ma come si combatte l’inflazione? La prima cosa da fare per proteggersi dall’inflazione è di certo informarsi: capire come funziona l’economia, quali sono i fattori che influenzano il rincaro dei prezzi e, soprattutto, quali sono gli strumenti a disposizione per tutelare i propri beni finanziari; in questo senso è utile una buona pianificazione, definendo i propri obiettivi, valutando il proprio profilo di rischio, ma è necessario anche diversificare il proprio portafoglio. La diversificazione, infatti, è fondamentale per ridurre i rischi, ovvero occorre distribuire gli investimenti tra azioni, obbligazioni e immobili, cercando di mitigare, così, eventuali perdite di mercato. La diversificazione, oltre a essere una regola generale del buon investitore, è anche utile a contrastare gli effetti negativi di aumenti non previsti dell’inflazione, perché quand’essa aumenta, di conseguenza, aumentano anche i tassi di interesse e i rendimenti delle attività finanziarie: è importante, quindi, investire una parte dei propri risparmi in strumenti con scadenza a breve termine o a tasso variabile.
Le altre azioni necessarie sono: gli investimenti in beni rifugio, come l’oro e le materie prime, in titoli di stato indicizzati all’inflazione e in aziende che hanno un forte potere di pricing, cioè di determinare a proprio piacimento il processo di determinazione del prezzo di un prodotto o di un servizio. In tutti i casi, le strategie di investimento variano in base alle esigenze personali ed è sempre bene rivolgersi ad un consulente finanziario specializzato.
E, tuttavia, è necessario evitare alcuni errori che possono aggravarne gli effetti, ossia, il mantenimento di eccessiva liquidità, dato che il denaro in contanti o su conti non fruttiferi perde valore rapidamente; gli investimenti in obbligazioni a tasso fisso, dato che senza indicizzazione, il rendimento reale diventa negativo; l’ignorare i costi dei finanziamenti, dato che prendere prestiti a tasso variabile senza coperture può diventare insostenibile con l’aumento dei tassi, infine, un ultimo errore da evitare è quello di sottovalutare la diversificazione, dato che concentrare gli investimenti in un solo settore o asset classe aumenta il rischio.
Per ciò che è necessario attendersi dagli scenari futuri, invece, è molto probabile che la Banca Centrale Europea possa alzare i tassi di interesse nei prossimi mesi per mantenere sotto controllo le aspettative di inflazione e non replicare così gli errori della crisi energetica del 2021-2022; questo è uno scenario che peserebbe sia su chi possiede debiti a tasso variabile, sia sugli stessi consumatori. In tutti i casi occorre ricordare, però, che l’attesa dell’inflazione non deve necessariamente implicare un cambio radicale di strategia, ma richiede soltanto una maggiore qualità dell’asset allocation e più attenzione ai rischi macroeconomici.
Per difendersi, più in generale, occorre saper gestire bene la liquidità, il nuovo regime dei tassi adottato dalle istituzioni monetarie ha restituito attrattività agli strumenti monetari a breve termine, che consentono di mantenere flessibilità senza rinunciare ai guadagni; un altro strumento di difesa è poi dettato dalla scelta della componente obbligazionaria: in presenza di inflazione, strumenti a tasso variabile, come i CCT europei o indicizzati all’inflazione come Btp Italia, possono ridurre la vulnerabilità ai movimenti dei rendimenti reali.