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Delitto Garlasco, i legali di Sempio e l’impronta 33: "Il piede dell’assassino non è il suo"

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Le consulenze della difesa escludono la compatibilità tra le impronte sulla scena del delitto e il piede di Sempio, contestando le tesi dell’accusa.

Il caso legato al delitto di Garlasco torna al centro dell’attenzione giudiziaria per una nuova serie di consulenze depositate dalla difesa di Andrea Sempio. Gli accertamenti tecnici mirano a mettere in discussione la compatibilità tra l’indagato e alcune tracce rinvenute sulla scena del crimine, oltre a ridimensionare il valore interpretativo di altri elementi considerati dall’accusa.

In questo contesto, la strategia difensiva punta a rafforzare l’ipotesi dell’assenza di collegamenti diretti tra Sempio e l’omicidio di Chiara Poggi.

Delitto Garlasco, la difesa di Sempio su consulenze tecniche, soliloqui e strategia difensiva

Accanto al tema delle impronte, i legali di Sempio stanno portando avanti una ricostruzione complessiva che mira a ridimensionare il valore degli elementi considerati dalla Procura.

Le consulenze depositate comprendono analisi medico-legali sul decesso di Chiara Poggi, verifiche genetiche sul DNA rinvenuto e accertamenti dattiloscopici, oltre allo studio delle tracce ematiche. L’obiettivo è quello di contestare la solidità del quadro accusatorio e ridurre la portata indiziaria degli elementi raccolti.

Come riportato dall’Ansa, un punto centrale riguarda anche i cosiddetti “soliloqui” in auto di Sempio, che per l’accusa potrebbero assumere una valenza confessoria.

La difesa respinge questa interpretazione e sottolinea tre elementi chiave: la presenza di riferimenti a possibili intercettazioniQui ci ascoltano, cioè siamo intercettati»), la mancanza di contenuti nuovi rispetto a discussioni già circolate online e il fatto che tali frasi riprenderebbero semplicemente conversazioni tipiche dei social e dei forum. In sintesi, secondo i legali «I soliloqui in auto non sono una confessione».

Sul piano processuale, i difensori Liborio Cataliotti e Angela Taccia hanno inoltre deciso di non depositare la consulenza personologica, contestando l’utilizzabilità della relazione del RACIS. La posizione è chiara: la difesa attenderà che anche tale documento venga riconosciuto come prova prima di produrre una contro-analisi. Nel complesso, le consulenze presentate — cinque in totale — mirano a rafforzare l’idea che non vi siano elementi sufficienti per sostenere la richiesta di rinvio a giudizio.

Delitto Garlasco, la difesa di Sempio insiste sull’impronta 33: “Il piede dell’assassino non è il suo”

Stando alle indiscrezioni di Repubblica, la linea difensiva di Andrea Sempio si concentra soprattutto sull’idea che non vi sia alcuna corrispondenza tra le sue caratteristiche fisiche e le tracce lasciate sulla scena del crimine avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007. Secondo l’avvocato Liborio Cataliotti, che lo assiste insieme ad Angela Taccia, gli accertamenti tecnici di parte escluderebbero la compatibilità dell’impronta di scarpa attribuita all’assassino con il piede del loro assistito. In particolare, viene richiamata una consulenza tecnica secondo cui le tracce rinvenute indicherebbero una pianta molto più stretta rispetto a quella di Sempio: «le impronte sono di un piede largo 9,5 centimetri con un margine di tolleranza di 0,5 centimetri».

Di contro, i rilievi prodotti dalla Procura, anche tramite analisi tridimensionali e l’intervento della dottoressa Cattaneo, indicherebbero per Sempio una misura sensibilmente maggiore, tra gli 11,5 e i 12 centimetri. Da qui la conclusione difensiva: «Dunque quel piede non sta nelle impronte dell’assassino». La stessa tesi viene ribadita anche in forma più netta in un passaggio delle consulenze: «L’impronta della scarpa lasciata dall’assassino nella villetta di Garlasco non è compatibile con quella di Andrea Sempio».

 

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