Due persone rientrate dall’Uganda e ricoverate all’Ospedale Sacco di Milano sono risultate negative al test per Ebola. I pazienti, un uomo e una donna che avevano svolto attività di cooperazione per circa tre mesi, avevano manifestato febbre, vomito e diarrea: sintomi che hanno reso necessario l’attivazione del protocollo sanitario previsto per i casi sospetti.
Le autorità hanno trasferito i due in struttura ad alto biocontenimento per garantire la sicurezza e la corretta gestione clinica.
Le analisi successive hanno escluso anche la malaria e i principali virus respiratori attualmente monitorati. Contestualmente è emersa la presenza di un microrganismo batterico che orienta la diagnosi verso un quadro gastroenterico infettivo diverso da Ebola.
Le autorità regionali e nazionali hanno mantenuto il coordinamento per il monitoraggio dei contatti e la sorveglianza sanitaria domiciliare, precisando che il rischio per la popolazione resta basso.
Cosa è successo: cronologia e prime risposte
Dopo l’atterraggio a Malpensa, i due volontari sono stati identificati per sintomi compatibili con una infezione potenzialmente grave e i protocolli locali sono scattati nei Comuni di Lurate Caccivio e Bulgarograsso.
Le operazioni di isolamento e il trasferimento al Sacco sono stati eseguiti con mezzi specializzati e sotto la supervisione delle autorità sanitarie. Isolamento domiciliare fiduciario e il controllo dei contatti del gruppo di viaggio hanno fatto parte della risposta iniziale per limitare qualsiasi possibile diffusione.
Dettagli sui pazienti
I due cooperanti hanno età e manifestazioni cliniche differenti: la donna di 33 anni ha presentato febbre alta con nausea, vomito, diarrea e una lieve componente neurologica; l’uomo di 31 anni ha avuto sintomi più sfumati, prevalentemente intestinali con febbre moderata. Entrambi sono stati valutati da specialisti infettivologi e sottoposti a una batteria di test diagnostici. L’approccio clinico ha privilegiato la prudenza, trasferendoli in un centro con livelli elevati di biocontenimento per la gestione delle malattie infettive ad alto rischio.
Esami, risultati e interpretazione clinica
Gli accertamenti di laboratorio hanno escluso la presenza del virus Ebola così come la malaria e gli altri agenti respiratori principali. Al contrario, è stata rilevata la positività a Shigella in entrambi i pazienti, un batterio noto per causare forme di diarrea batterica e gastroenterite. Sulla base di questi riscontri gli specialisti ritengono più probabile una infezione batterica dell’apparato gastroenterico piuttosto che una malattia virale di rilevanza internazionale.
Ipotesi e approfondimenti microbiologici
Oltre ai test rapidi sono in corso ulteriori accertamenti microbiologici e colturali per definire il ceppo e la sensibilità agli antibiotici di Shigella. Questi approfondimenti serviranno a confermare la terapia più appropriata e a orientare le misure di prevenzione per i contatti. Gli specialisti hanno sottolineato che la presenza di Shigella è coerente con i sintomi gastrointestinali riportati e con possibili condizioni di esposizione durante la permanenza nel Paese africano.
Risposta delle autorità e organizzazione del monitoraggio
Il Ministero della Salute ha confermato l’attivazione del sistema nazionale di sorveglianza e ha ribadito che il rischio per l’Italia resta molto basso. Le attività di controllo sono state condotte in raccordo con la Regione Lombardia, l’Istituto superiore di Sanità e centri di riferimento come lo Spallanzani e il Policlinico San Matteo. Inoltre, il Dipartimento della Prevenzione del Ministero ha partecipato alle riunioni del Comitato europeo HSC-Health Security Committee e, sul piano nazionale, ha promosso un punto di coordinamento con i ministeri competenti.
Coordinamento nazionale
Alle riunioni di coordinamento hanno preso parte rappresentanti degli Affari Esteri, della Difesa e dell’Interno, l’Unità di Crisi e il Consiglio Superiore di Sanità, con l’obiettivo di armonizzare le procedure e gli interventi. Il dialogo istituzionale ha incluso anche il Comitato operativo della Protezione Civile, che segue l’evolversi della situazione. Le autorità hanno inoltre ribadito l’importanza di rispettare i tempi e le procedure previste per evitare allarmi mediatici e un impiego non necessario di risorse.
Valutazione del rischio e messaggio alle comunità
Il messaggio ufficiale rivolto alla popolazione è di cautela ma senza panico: il sistema di preparazione e risposta è operativo e tutte le procedure per la gestione di casi sospetti sono attive. Le persone entrate in contatto con i cooperanti restano sotto monitoraggio sanitario e l’evoluzione dei risultati sarà comunicata dagli enti competenti. L’obiettivo rimane quello di garantire sicurezza pubblica e trasparenza informativa durante la fase di approfondimento diagnostico.