> > Allarme rientrato: due casi sospetti di Ebola al Sacco risultati negativi

Allarme rientrato: due casi sospetti di Ebola al Sacco risultati negativi

Allarme rientrato: due casi sospetti di Ebola al Sacco risultati negativi

Due cooperanti rientrati dall'Uganda hanno scatenato un allarme sanitario poi rientrato: i test escludono Ebola e confermano Shigella

Il 25 maggio 2026 due operatori umanitari italiani sono stati ricoverati all’Ospedale Sacco di Milano dopo il manifestarsi di febbre e disturbi gastrointestinali al rientro dall’Uganda. Le autorità sanitarie hanno attivato il protocollo previsto per i casi sospetti di Ebola, trasferendo i pazienti in isolamento e avviando una serie di accertamenti mirati per escludere una patologia emorragica potenzialmente grave.

Gli esami di laboratorio, comunicati in serata, hanno dato esito negativo per Ebola e per altre infezioni tropicali sospettate, come la malaria, oltre che per i principali virus respiratori attualmente monitorati. I risultati hanno invece rivelato la presenza del batterio Shigella, suggerendo una causa di tipo enterico piuttosto che virologico.

Come è scattato l’allarme

L’allerta è partita a seguito della comparsa di sintomi significativi poco dopo l’atterraggio dei due cooperanti in Italia: febbre, nausea, vomito e diarrea. La provenienza da una zona dell’Uganda confinante con aree in cui è monitorata la circolazione di Ebola ha determinato l’attivazione immediata delle procedure di sicurezza previste a livello nazionale. Le autorità locali hanno isolato i casi e tracciato i contatti stretti, applicando misure precauzionali standard per le malattie importate.

Trasferimento e isolamento

Su indicazione dei servizi di prevenzione, i due pazienti sono stati trasferiti con mezzi sanitari dedicati all’Ospedale Sacco, struttura specializzata per malattie infettive ad alto rischio biologico. Entrambi sono stati collocati in stanze di isolamento e sottoposti a valutazioni cliniche continue da parte di infettivologi. Per un breve periodo la situazione della donna è stata considerata più delicata per la presenza di sintomi neurologici associati alla febbre, circostanza che ha spinto i medici a valutare anche forme più severe quali la malaria cerebrale.

Esiti degli esami e quadro clinico

I test molecolari e gli esami ematici eseguiti hanno escluso l’infezione da Ebola. Anche i controlli per la malaria e per i principali virus respiratori sono risultati negativi. Al contrario, la presenza di Shigella è stata identificata da tamponi e colture che hanno orientato la diagnosi verso un’infezione batterica dell’apparato gastrointestinale. In questo contesto, i medici hanno iniziato terapie mirate e programmato ulteriori approfondimenti microbiologici per definire la specie e la sensibilità agli antibiotici.

Diagnosi differenziale e follow-up

Gli specialisti hanno seguito un percorso diagnostico di esclusione, confrontando sintomi e risultati di laboratorio con le possibili cause tropicali e non. L’indagine ha compreso esami colturali e test rapidi per patogeni di virologia e parassitologia; i risultati concordi hanno ridimensionato il rischio di una malattia emorragica. Rimangono in corso esami di conferma e controlli per valutare l’evoluzione clinica dei pazienti e la completa eradicazione del batterio.

Risposte delle autorità e misure precauzionali

Il ministero della Salute ha comunicato che il rischio per la popolazione italiana resta molto basso e ha ribadito il ruolo della rete nazionale per la gestione delle emergenze infettive, che coinvolge istituti come l’Istituto Superiore di Sanità e centri specialistici. L’assessorato al Welfare della Regione Lombardia ha sottolineato come le procedure adottate siano conformi ai protocolli internazionali e come la tempestività abbia permesso di contenere ogni potenziale esposizione.

Precauzioni per i contatti

In via precauzionale i familiari e le persone con stretto contatto sono stati posti sotto sorveglianza domiciliare, in attesa degli esiti definitivi. Le autorità hanno ricordato che, in caso di conferma di un caso di Ebola, sarebbe previsto il trasferimento del paziente all’ospedale di riferimento nazionale, e l’isolamento obbligatorio dei contatti per la durata dell’incubazione prevista dalle linee guida, ma tale misura non si è resa necessaria alla luce degli esiti negativi.

La vicenda evidenzia l’importanza di mantenere procedure rigorose per la gestione dei casi sospetti: dalla segnalazione al trasporto in sicurezza, fino agli accertamenti di laboratorio. Pur dovendo convivere con episodi di allerta, il sistema sanitario ha dimostrato capacità di risposta e coordinamento, fornendo aggiornamenti puntuali e rassicurazioni sulla bassa probabilità di rischio per la collettività.