Il governo sta cercando di costruire una nuova, breve estensione del taglio alle accise sui carburanti, destinato a scadere venerdì 22 maggio. L’intenzione è quella di preservare ancora per un periodo ristretto lo sconto introdotto quasi due mesi fa, di 20 centesimi sul diesel e 10 centesimi sulle altre tipologie di carburante, mentre la tensione resta alta per la protesta degli autotrasportatori, determinati a fermarsi dal 25 al 29 maggio contro il caro energia.
Carburante: il governo valuta la possibile proroga del taglio delle accise
In questo quadro, l’esecutivo muove con prudenza: un eventuale sciopero rischierebbe di colpire in modo diretto la filiera della distribuzione, già messa alla prova dalle oscillazioni del mercato, rendendo urgente una soluzione capace di attenuare le pressioni del settore.
La partita si gioca tutta nella giornata del 22 maggio, quando Palazzo Chigi incontrerà i rappresentanti del comparto, come riporta TheSocialPost. La priorità è scongiurare un blocco che potrebbe creare effetti a catena sul trasporto delle merci, motivo per cui si valuta anche la prosecuzione del credito d’imposta già attivo. Resta però il nodo principale: quello delle risorse, limitate da margini di bilancio ormai strettissimi, da un debito pubblico che pesa su ogni manovra e dall’instabilità dei mercati, condizionati anche dall’evoluzione del conflitto in Iran, vicino ai tre mesi di durata.
Un intervento più strutturale sul caro energia diventerebbe possibile soltanto se il confronto con Bruxelles sulla richiesta di maggior flessibilità dovesse aprire spiragli concreti.
Il negoziato europeo sul carburante e la prospettiva di un nuovo taglio delle accise
Lo scenario europeo resta centrale. La premier Giorgia Meloni ha inviato una lettera alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, chiedendo che la clausola di salvaguardia prevista per la difesa venga estesa anche al capitolo energia. La risposta di Bruxelles, per ora, invita a utilizzare pienamente i fondi già disponibili. Dal Mef, impegnato nel G7 Finanze di Parigi, trapela però che “si continua a trattare”. Nel frattempo il dossier è tornato anche sul tavolo interno della maggioranza, con un confronto tra la premier, i vicepremier Matteo Salvini e Antonio Tajani, e Maurizio Lupi. All’orizzonte resta un altro nodo: quello delle spese militari, perché entro fine mese il governo dovrà firmare per accedere ai fondi europei Safe destinati alla difesa, fino a 14,5 miliardi in prestiti. Prima, però, l’esecutivo vuole capire se esistono margini reali per ottenere la flessibilità necessaria a intervenire anche sul fronte del caro energia.