La terza edizione di Renaissance in Economics si è svolta con l’obiettivo di rimettere al centro il senso sociale dell’economia, proponendo strumenti concettuali e pratici per misurare il progresso oltre i meri indicatori tradizionali. Nei giorni di giovedì 14 e venerdì 15 maggio le aule dell’università di Roma Tor Vergata e dell’università Roma Tre hanno ospitato accademici internazionali, rappresentanti istituzionali e attori del mondo cooperativo per discutere un manifesto che ambisce a trasformare i mercati in spazi di benessere condiviso.
Il congresso ha puntato su contributi empirici, pratiche di impresa e riflessioni intergenerazionali per immaginare politiche più resilienti.
La proposta al centro degli interventi è costruita sull’idea che la crescita economica debba essere ridefinita in termini di valore sociale e ambientale, non solo di profitto. I promotori hanno sottolineato la necessità di nuovi indicatori per valutare l’impatto delle imprese e delle comunità, evidenziando come la ricerca e la collaborazione tra università e imprese possano offrire soluzioni concrete.
Tra i temi affrontati figurano la crisi climatica, le disuguaglianze e la rivoluzione tecnologica, tutti visti come sfide che richiedono approcci multidisciplinari e partecipazione civica attiva.
Il manifesto e i suoi pilastri
Il documento discussso durante la conferenza propone una visione centrata sulla persona, su imprese generative e su pratiche che producono valore economico, sociale e ambientale.
A tal fine il manifesto sostiene l’adozione di nuovi indicatori che rilevino qualità della vita, partecipazione civica e sostenibilità territoriale, accanto a misure economiche tradizionali. L’intento è invertire una narrazione concentrata solo su emergenze e rischi, mettendo in luce anche i progressi e le capacità rigenerative delle comunità, così da favorire politiche pubbliche capaci di sostenere uno sviluppo più equo.
Misurare oltre il Pil
Un punto centrale è la richiesta di strumenti di misurazione che vadano oltre il PIL: indicatori che integrino la qualità della vita, la distribuzione del valore e la resilienza ambientale. Gli interventi hanno mostrato come metodologie empiriche e dati possano documentare la relazione tra cooperazione, reciprocità e prosperità a lungo termine. La proposta è valorizzare pratiche che premiano la reciprocità e la collaborazione, riconoscendo che queste dinamiche costituiscono un vantaggio competitivo e sociale per i territori e le comunità.
Voce agli attori: università, istituzioni e cooperative
La sessione inaugurale ha visto interventi dai vertici accademici e istituzionali che hanno promosso l’integrazione dell’economia sociale nei percorsi formativi. Il rettore di Roma Tor Vergata ha evidenziato l’importanza di introdurre questi temi tra docenti e studenti per costruire competenze diffuse, mentre l’assessora di Roma Capitale ha richiamato l’urgenza di collocare la sostenibilità al centro delle scelte politiche locali. Il confronto ha ribadito che la partecipazione intergenerazionale è essenziale per tracciare linee guida adeguate ai cambiamenti rapidi in corso.
Il ruolo delle cooperative e del partenariato pubblico-privato
Rappresentanti del mondo cooperativo hanno spiegato come le cooperative incarnino il modello proposto dal manifesto: imprese fondate sulla persona e sulla distribuzione del valore. Secondo i promotori, la collaborazione tra ricerca e impresa deve essere intensificata per generare innovazioni in chiave sociale e sostenibile. Sono stati citati esempi di partnership pubblico-privato in cui la mutualità e la comunità hanno favorito progetti di sviluppo locale più equi e duraturi.
Testimonze scientifiche e prospettive pratiche
Tra le relazioni più significative è emersa una lezione di economia comportamentale che ha richiamato l’importanza degli incentivi e della loro interpretazione empirica. È stato sollevato il tema di come le persone rispondano agli stimoli in modi non sempre razionali, e di come politiche ben calibrate possano migliorare i risultati collettivi. I promotori del congresso hanno inoltre annunciato che l’iniziativa si collega al programma del Festival nazionale dell’Economia Civile, previsto a Firenze dal 1-4 ottobre 2026, per continuare il dialogo su scala nazionale e internazionale.