> > Perché Caltagirone invita a non cedere la quota in Generali e a preservare Mps

Perché Caltagirone invita a non cedere la quota in Generali e a preservare Mps

Perché Caltagirone invita a non cedere la quota in Generali e a preservare Mps

Caltagirone spiega in un'intervista le ragioni finanziarie e sociali del suo posizionamento su Mps, la contrarietà alla vendita della quota in Generali e le valutazioni su governance e futuro bancario

Nell’intervista pubblicata online sul Corriere il 13 maggio 2026, Francesco Gaetano Caltagirone prende posizione rispetto alle tensioni che attraversano il mondo bancario e assicurativo italiano. L’imprenditore, noto per le attività nell’edilizia, nell’editoria e nella finanza, rimarca la scelta di non vendere la quota in Generali e giustifica l’investimento in Mps con una visione che guarda al territorio: l’obiettivo dichiarato è creare un polo bancario in grado di rafforzare l’Italia centrale e meridionale, contrappeso all’egemonia nordista.

Perché non vendere Generali

Caltagirone sostiene che cedere la partecipazione in Generali «per fare cassa» sarebbe una decisione miope: il gruppo assicurativo fornisce una fonte di reddito stabile e una componente assicurativa preziosa per un gruppo bancario. In questa logica, la vendita non è una strategia se non accompagnata da un piano chiaro di reinvestimento che migliori il profilo di rischio e la redditività complessiva.

Il ragionamento tocca anche il tema del capitale e del suo trattamento, con riferimenti impliciti a meccanismi come il Danish compromise che influenzano scelte di governance e controllo.

Implicazioni per azionariato e sinergie

L’analisi guarda anche alla composizione dell’azionariato: secondo Caltagirone, la presenza di importanti azionisti italiani in Generali rende improbabili giochi di palazzo a scapito della stabilità.

Per questo motivo ritiene opportuno che Mediobanca mantenga la quota del 13% in Generali: una posizione che tutela sinergie industriali e preserva una capacità di influenza sulla strategia assicurativa. Caltagirone avverte che le grandi banche stanno valutando la compagnia per due ordini di motivi fondamentali: sinergie operative e ottimizzazione del capitale; vendere oggi senza alternativa valida sarebbe controproducente.

La scommessa su Mps e il valore territoriale

Dietro l’investimento in Mps si legge una motivazione oltre il conto economico: l’idea di creare un riferimento bancario per il centro e il sud Italia. Una grande banca radicata localmente favorisce non solo l’accesso al credito per le imprese, ma anche la formazione di consulenti e dirigenti, elementi che Caltagirone definisce indispensabili per lo sviluppo. Per l’imprenditore il rischio maggiore sarebbe vedere disperdersi questo patrimonio se la banca venisse assorbita da un gruppo con sede al Nord, con conseguente spostamento dell’asse decisionale e perdita di indotto e professionalità locali.

Il timore di una fusione sfavorevole

La prospettiva di una possibile integrazione con Banco BPM preoccupa Caltagirone: teme che, in caso di fusione con prevalenza dell’incorporante, l’ufficio strategico e la sede possano migrare verso Milano, trasformando una realtà storica come Siena in una pedina del sistema bancario settentrionale. In questo scenario perderebbe valore non solo la memoria storica della banca più antica, ma anche il tesoro di competenze accumulate negli anni, con impatti sull’occupazione e sul tessuto economico locale.

Governance, leadership e prospettive

Sull’attuale amministratore delegato di Mps, Luigi Lovaglio, Caltagirone riconosce meriti concreti: ha operato come un ottimizzatore, tagliando costi e ristrutturando organici in un lavoro definito necessario e «muscolare». Allo stesso tempo sottolinea che questo tipo di abilità non basta per tutte le fasi: ora servono capacità di armonizzazione, persuasione e progettualità per un nuovo ciclo. Pur avendo appoggiato le scelte del consiglio di amministrazione in sede di voto, Caltagirone ammette che gli azionisti possono aver optato per altre soluzioni, e auspica che la governance sappia governare la transizione senza perdere risorse umane e culturali.

Radici personali e scelte di lungo periodo

Infine, l’intervista riporta la dimensione personale dell’imprenditore: partito dal settore delle costruzioni, Caltagirone racconta come la liquidità prodotta dall’attività industriale sia stata reinvestita in finanza. A 83 anni dichiara che le sue scelte incorporano ora anche una prospettiva sociale oltre alla mera redditività. Questo mix di ragione ed emozione spiega la sua determinazione a non cedere asset strategici che considera pilastri del risparmio nazionale e dello sviluppo locale. L’appello finale è per una gestione attenta che coniughi valore economico e funzione sociale, evitando decisioni dettate da urgenze di breve periodo.