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Iran-Israele: frattura nella comunità internazionale sul rischio escalation

Frattura nella comunità internazionale sul rischio escalation tra Iran e Israele

L'attacco missilistico sferrato sabato notte da Teheran ha diviso la comunità internazionale a causa del rischio escalation.

L’attacco missilistico sferrato sabato notte da Teheran ha diviso la comunità internazionale a causa del rischio escalation. I pareri dei Paesi sono diversi e stanno creando una frattura.

Iran-Israele: attacco missilistico e frattura internazionale

L’attacco sferrato dall’Iran su Israele nel corso della notte di sabato 13 aprile non ha prodotto conseguenze particolarmente rilevanti per lo Stato ebraico, ma ha ottenuto delle conseguenze a livello internazionale. L’attacco, infatti, ha inasprito la frattura tra i vari Paesi, che hanno delle posizioni significativamente diverse per quanto riguarda il rischio escalation.

Iran-Israele: le posizioni dei Paesi nel mondo sul rischio escalation

Le posizioni dei Paesi nel mondo sul rischio escalation, come riportato da SkyTg24, sono:

  • Stati Uniti: gli USA, storici alleati di Israele, sono impegnati nell’evitare che il conflitto si allarghi. Prima del raid, Anthony Blinken, Segretario di Stato americano, aveva telefonato a Cina, Arabia Saudita e Turchia per mediare con Teheran per evitare nuovi attacchi;
  • Unione Europea: Francia, Italia, Germania e gli altri Paesi dell’Ue hanno espresso una condanna unanime contro l’attacco dell’Iran su Israele e la presidente della Commissione ha intimato l’Iran di “cessare immediatamente gli attacchi”;
  • UK e Canada: il primo ministro britannico Rishi Sunak ha accusato l’Iran di “voler seminare il caos” e ha espresso sostegno a Israele. Il Regno Unito e il Canada sono allineati con la politica statunitense;
  • Russia: il Cremlino pensa al riflesso della guerra in Medioriente su quella in corso in Ucraina. La diplomazia russa ha parlato di “nuovo asse di potere” con Teheran, tenendo conto che l’Iran fornisce droni con cui l’esercito russo attacca Kiev;
  • Ucraina: il presidente Zelensky ha dichiarato che “Hamas è come la Russia, Israele come l’Ucraina”;
  • Turchia: il presidente Erdogan non vuole che il conflitto si allarghi e da mesi lavora per placare Hezbollah in Libano. Allo stesso tempo Ankara e Teheran si sono avvicinate e il leader turco sembra uno dei pochi che ha la possibilità di intervenire sugli ayatollah;
  • Egitto: la preoccupazione riguarda milioni di profughi ammassati alla frontiera di Rafah, con conseguenze anche sull’economia. La diplomazia del Cairo ha cercato di mediare tra Israele e Hamas, senza riuscirci;
  • Arabia Saudita: Iran e Arabia Saudita hanno normalizzato i rapporti dopo anni di tensioni. I sauditi vogliono bloccare l’escalation ma rimangono dubbi sulla reale influenza che possono esercitare su Teheran;
  • Cina: ha interessi economici e commerciali con l’Iran. Ha chiesto moderazione e il ministro degli Esteri, Wang Yi, potrebbe accettare l’invito di Blinken a intervenire per placare Teheran.