Le tensioni tra Washington e Teheran si sono nuovamente intensificate dopo che il presidente americano ha rigettato una proposta di cessazione delle ostilità avanzata da Teheran. La tregua di sette giorni proposta dall’Iran era legata a una serie di concessioni, tra cui la riapertura dello Stretto di Hormuz e la ripresa dei colloqui sul programma nucleare.
Il rifiuto di Donald Trump è stato comunicato alle sue strutture di comando, con l’intenzione di riprendere i bombardamenti una volta superate le imminenti elezioni di metà mandato.
Nel frattempo, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il Paese è pronto ad accogliere gli ispettori nucleari delle Nazioni Unite, sostenendo che le ispezioni possono avvenire non appena le parti coinvolte definiranno le modalità e le condizioni all’interno di future negoziazioni.
La dichiarazione è giunta in un clima di massima pressione, con le forze armate iraniane pronti a intervenire in caso di violazione del nuovo accordo, se dovesse essere accettato dagli Stati Uniti.
Trump rifiuta la tregua iraniana e pianifica nuovi bombardamenti
Il capo dell’Esercito americano ha espresso chiaramente il suo dissenso verso la proposta di cessazione temporanea avanzata da Teheran, definendola inaccettabile senza una revisione complessiva delle sanzioni e del blocco marittimo.
In un incontro privato con i consiglieri più stretti, Trump ha affermato che, una volta conclusi i midterm elections gli Stati Uniti riprenderanno le operazioni di bombardamento contro le installazioni strategiche iraniane. L’obiettivo dichiarato resta quello di impedire a Teheran di sviluppare un’arma nucleare, pur riconoscendo la necessità di dialogo per evitare un’escalation più ampia.
La proposta iraniana di sette giorni: riapertura dello Stretto di Hormuz e relazioni nucleari
Secondo le dichiarazioni del governo di Teheran, la riapertura dello Stretto di Hormuz avverrebbe al termine del settimo giorno, a condizione che gli Stati Uniti revocassero il blocco navale, sbloccassero i beni congelati e revocassero le sanzioni sul petrolio iraniano. La proposta includeva anche la cessazione di ogni attività militare su altri fronti, come le ostilità in Libano, e la liberazione di 251 ostaggi tenuti a Gaza. Se accettata, le negoziazioni nutrirebbero un percorso verso un accordo nucleare più ampio con un calendario accelerato rispetto al precedente memorandum di giugno, che prevedeva un arco di 60 giorni per l’avvio dei colloqui.
Avvisi regionali: l’Egitto avverte Israele di Hamas e l’intercettazione di droni houthi
Avvertimento egiziano a Israele
Il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamel ha atterrato a Ben Gurion il 26 settembre 2023, dove ha trascorso poco più di un’ora per incontrare funzionari israeliani. Durante l’incontro, Kamel ha segnalato la possibilità di un’imminente offensiva di Hamas senza però fornire una data precisa. Il messaggio, riportato come «Se non cambiate rotta, Gaza vi esploderà in faccia» è stato trasmesso agli alti comandi israeliani, ma le autorità di Gerusalemme hanno negato di aver ricevuto avvertimenti concreti. L’attacco di Hamas, avvenuto 11 giorni dopo il volo, ha provocato circa 1.200 vittime e il rapimento di 251 ostaggi.
Intercettazione di droni houthi a Riyad
Nel frattempo, la coalizione guidata dall’Arabia Saudita ha dichiarato di aver intercettato e distrutto due droni lanciati dagli Houthi in direzione di Riyad. L’operazione, condotta dalle difese aeree saudite, ha eliminato le minacce prima che potessero raggiungere la capitale, dimostrando la crescente vulnerabilità delle rotte aeree nel crocevia del Golfo. Le autorità saudite hanno pubblicato l’evento sui social, sottolineando la rapidità dell’intervento e la capacità delle proprie forze di proteggere il territorio nazionale.
Parallelamente, gli avvertimenti di intelligence egiziana e le azioni militari contro i droni houthi aggiungono ulteriori variabili in un contesto già teso, dove ogni mossa può influenzare le dinamiche di sicurezza a livello regionale.
