Negli ultimi giorni il nome di Tony Effe è ricomparso nei feed di Instagram, non per una nuova traccia musicale, ma per un flusso continuo di video di corsa. Il performer, noto per la sua presenza nella scena trap romana, ha aperto un profilo secondario dove condivide quasi esclusivamente clip delle sue sessioni di running.
Il cambiamento ha subito attirato l’attenzione dei fan, ma il vero motivo dietro questi allenamenti è ben più personale.
Il percorso di corsa di Tony Effe: una lotta contro la marijuana
Nel suo nuovo spazio digitale, il rapper ha spiegato che la corsa è diventata la sua risposta alle voglie legate a una dipendenza di vent’anni dalla marijuana.
In passato non era raro vederlo fumare fino a quattro canne al giorno, una routine che ha deciso di abbandonare sostituendola con la cardio intensa. Come ha scritto sul profilo, «Quando mi viene lo sfizio, la voglia, vado a correre: è il mio modo di combattere le dipendenze». Il running è così diventato il suo diario pubblico di una battaglia contro la dipendenza da sostanze.
Il video dei jeans e la polemica sui carboidrati
Il tono della narrazione è cambiato quando, poco prima di partecipare alla sfilata Diesel durante la Milano Fashion Week Tony Effe ha pubblicato un video in cui mostrava il jeans indossato per l’evento. Si trattava di una taglia 26 da donna corrispondente a una 38 nella scala italiana, che ha definito «una 26 da donna, avete capito? Schiavi del cibo, schiavi dei carboidrati e degli zuccheri». La frase, proiettata a migliaia di follower, ha immediatamente suscitato scalpore.
Reazioni e dibattito online
Il commento è stato interpretato da molti come body shaming travestito da motivazione fitness. Gli utenti hanno criticato l’atteggiamento di chi, da una posizione di privilegio, usa la propria forma fisica come metro di giudizio per gli altri. Nel dibattito si è discusso anche dell’impatto che queste parole possono avere sui più giovani, che potrebbero interiorizzare l’idea di essere “schiavi” di zuccheri o carboidrati. Diverse voci hanno sottolineato che smettere di fumare e praticare sport sono scelte sincere, ma non dovrebbero servire da banco di prova per denigrare chi ha rapporti diversi con il cibo o il proprio corpo.
Il caso di Tony Effe illustra la sottile linea che separa la condivisione di un percorso di benessere personale dalla diffusione di messaggi offensivi. Se da un lato la sua decisione di abbandonare la marijuana è stata ammirata, dall’altro la dichiarazione sui “schiavi del cibo” ha alimentato un acceso dibattito su social media, mostrando quanto rapidamente un gesto legato alla salute possa trasformarsi in controversia.
