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La burocrazia minaccia la chiusura del campetto di calcio a Roma

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La mia passione per il calcio si confronta con le sfide burocratiche a Roma.

In un angolo di Roma, nei pressi della celebre Basilica di San Giovanni, un tempo vi era un vivace campetto di calcio che animava le giornate di molti ragazzi del quartiere. Oggi, questo luogo è diventato un’aiuola deserta, un triste ricordo di ciò che era un punto di incontro e di svago.

La chiusura di questo spazio ludico è il risultato di una serie di normative burocratiche che hanno imposto la rimozione delle porte da calcio, considerate non autorizzate dai vari enti preposti alla tutela delle aree verdi.

La storia di un campetto amato

Il campetto, che per anni era stato un rifugio per i giovani calciatori, è stato ristrutturato recentemente da un gruppo di cittadini conosciuto come Amici del Parco Carlo Felice. Questi volontari hanno sostituito le vecchie porte con nuove strutture più sicure e omologate, sperando di continuare a fornire un luogo di gioco per tutti. Tuttavia, il loro impegno è stato vanificato quando l’assessorato all’Ambiente ha ordinato la rimozione delle porte, in nome di una burocrazia che spesso si dimostra cieca di fronte alle esigenze reali della comunità.

Un’iniziativa sociale negata

Questa decisione ha suscitato l’indignazione dei residenti, che avevano visto nel campetto un simbolo di inclusione e divertimento. Giovanni Castagno, presidente dell’associazione Esquilino Calcio, ha organizzato per anni eventi che coinvolgevano famiglie e bambini, rendendo il parco un luogo vivo e accogliente. La presidente degli Amici del Parco, Sara Marullo, ha dichiarato: “Invece di supportarci nel regolarizzare la situazione, hanno scelto di rimuovere tutto. È un vero peccato, perché quelle porte rappresentavano la libertà di giocare”.

Il paradosso della burocrazia

La rimozione delle porte ha colto di sorpresa molti, considerando che per tre anni nessuno aveva sollevato obiezioni riguardo alla loro presenza. La burocrazia ha agito in maniera retroattiva, colpendo un’iniziativa che, fino a quel momento, era stata vissuta come una risorsa per il quartiere. Il paradosso è evidente: le porte, installate in modo permanente per garantire la sicurezza, sono state rimosse proprio quando finalmente erano state messe a norma.

Il ruolo della comunità

Gli Amici del Parco avevano investito tempo e risorse nella cura dello spazio verde, dimostrando un forte senso di comunità e responsabilità. Nonostante i loro sforzi, la risposta dell’amministrazione comunale è stata quella di ignorare le richieste di dialogo e collaborazione. “Nessuno ha mai comunicato ufficialmente la necessità di rimuovere le porte”, ha spiegato Marullo, evidenziando un problema di comunicazione tra le istituzioni e i cittadini. La comunità si sente abbandonata e inascoltata, mentre cerca di promuovere l’importanza del gioco e dello sport tra i giovani.

Una battaglia per il futuro

La chiusura del campetto di calcio nel Parco Carlo Felice rappresenta un caso emblematico delle difficoltà che affrontano le iniziative locali in materia di sport e svago. La burocrazia, seppur necessaria in molti casi, può diventare un ostacolo insormontabile per chi cerca di migliorare la qualità della vita della propria comunità. Gli Amici del Parco Carlo Felice non intendono arrendersi; la loro lotta per riaprire il campetto è un simbolo di speranza per tutti coloro che credono nel valore dello sport come elemento di coesione sociale e di crescita personale.