> > La vita e l'eredità di Indro Montanelli, il gigante del giornalismo italiano

La vita e l'eredità di Indro Montanelli, il gigante del giornalismo italiano

La vita e l'eredità di Indro Montanelli, il gigante del giornalismo italiano

Scopri la vita e l'eredità di Indro Montanelli, il giornalista che ha rivoluzionato il giornalismo italiano con la sua penna e il suo coraggio

Indro Montanelli, nato a Fucecchio nel 1909, è stato una delle figure più influenti e controverse del giornalismo italiano del Novecento. La sua vita, segnata da eventi straordinari e scelte audaci, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del giornalismo e della cultura italiana.

Montanelli ha iniziato la sua carriera giornalistica in giovane età, collaborando con diverse testate del regime fascista.

Tuttavia, il suo spirito critico e indipendente lo ha portato a criticare apertamente Adolf Hitler e le sue politiche antisemite, un gesto che gli valse i complimenti di Mussolini in persona.

Dalla guerra civile spagnola alla Resistenza

Durante la guerra civile spagnola, Montanelli ha scritto un pezzo che smontava la retorica dell’impegno delle truppe italiane al fianco dei franchisti.

Questo articolo gli costò l’espulsione dal Partito Nazionale Fascista e la radiazione dall’albo dei giornalisti. Nonostante ciò, continuò a scrivere per il Corriere della Sera da clandestino.

Dopo una serie di viaggi in Lituania e negli Stati Uniti, Montanelli lasciò il fascismo, deluso dalla sua trasformazione. Collaborò con i gruppi della Resistenza e fu arrestato dai nazisti, che lo condannarono a morte.

Solo l’intervento del cardinale Schuster gli evitò la pena capitale.

Il ritorno al Corriere e la fondazione de Il Giornale

Nel dopoguerra, Montanelli tornò al Corriere della Sera dove divenne una delle firme più importanti del giornale. Scrisse numerosi libri di storia, prima da solo e poi con Mario Cervi e Roberto Gervaso. La sua prosa limpida e chiara lo rese accessibile a tutti, tanto che lui stesso affermava che un articolo è valido se anche il lattaio dell’Ohio riesce a leggerlo.

Con la direzione di Piero Ottone, il Corriere della Sera divenne troppo progressista per i gusti di Montanelli, che decise di lasciare il giornale. Nel 1974 fondò Il Giornale dedicato ai conservatori e agli anticomunisti. Dopo qualche anno, l’editore di questa nuova testata divenne Silvio Berlusconi.

L’attentato delle Brigate Rosse e gli ultimi anni

Nel 1977, Montanelli fu gambizzato dalle Brigate Rosse a Milano. Nonostante il grave attentato, riuscì a sopravvivere grazie alla sua lucidità e al suo coraggio. Negli anni Ottanta, Il Giornale raggiunse e superò le duecentomila copie, nonostante il rifiuto di Montanelli di accettare la pubblicità di Mediaset.

Nel 1991, Francesco Cossiga lo volle nominare senatore a vita, ma Montanelli rifiutò, scrivendo una lettera al Capo dello Stato nella quale ricordava di essere nato per fare il giornalista. Due anni dopo, Silvio Berlusconi gli confidò di voler entrare in politica. Montanelli lo dissuase, ma quando Berlusconi andò in redazione a convocare una riunione a sua insaputa, Montanelli si dimise il giorno stesso.

Poco prima della sua morte, l’avvocato Agnelli gli offrì la direzione de La Stampa ma Montanelli rifiutò con una battuta memorabile: Pensi se l’elicottero cadesse: tutto il mondo parlerebbe della morte di Gianni Agnelli dedicando due righe al sottoscritto.

Indro Montanelli è morto il 22 luglio del 2001, lasciando un’eredità straordinaria nel mondo del giornalismo e della cultura italiana. La sua vita e il suo lavoro continuano a essere celebrati e studiati, nonostante le polemiche e le critiche che lo hanno accompagnato per tutta la sua carriera.

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