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Le critiche di Zhang Weiwei a UE, USA e NATO: una visione alternativa

Le critiche di Zhang Weiwei a UE, USA e NATO: una visione alternativa

Zhang Weiwei svela la sua visione della Cina, del conflitto in Ucraina e della sfida europea nell’era dell’intelligenza artificiale.

Il professor Zhang Weiwei docente di Relazioni internazionali presso la Fudan University è diventato una delle voci più ascoltate in Cina per la sua capacità di sintetizzare la strategia cinese in un linguaggio accessibile. Recentemente ha discusso, in un incontro organizzato dal Berggruen Institute le tensioni con Washington, la guerra in Ucraina e la competizione con Pechino, fornendo una prospettiva che mette in discussione i criteri occidentali di valutazione politica.

Nel corso della conversazione ha riproposto il concetto di Stato-civiltà sostenendo che la Cina non può essere interpretata come un semplice Stato-nazione moderno, ma come la sintesi di un’enorme potenza amministrativa e di una civiltà politica millenaria che ha radici nell’unificazione del 221 a.C. Questa visione, secondo il professore, giustifica una storia di selezione dei funzionari basata su esami imperiali e su una continuità amministrativa che ancora oggi plasma la classe dirigente.

Il concetto di Stato-civiltà di Zhang Weiwei

Il punto focale della teoria di Zhang è la contrapposizione tra la tradizione cinese e i modelli democratici occidentali. Egli afferma che categorie come multipartitismoalternanza elettorale o democrazia liberale non costituiscono un metro universale per valutare l’efficacia di un governo. A suo avviso, la lunga esperienza cinese di selezione dei funzionari, iniziata con gli esami imperiali più di 1500 anni fa, garantisce una leadership dotata di competenza amministrativa e di una visione a lungo termine, elementi che definiscono la leadership cinese come “tra le più competenti al mondo”.

Origini storiche e logica di selezione

Secondo Zhang, la continuità dalla prima unificazione nel 221 a.C. fino ai giorni nostri ha creato una struttura politica che, pur evolvendosi, mantiene una costante focalizzazione sulla capacità tecnica. I dirigenti attuali, ad esempio, hanno spesso amministrato province con decine di milioni di abitanti prima di accedere ai ranghi più alti, un percorso che, a suo dire, garantisce una leadership esperta rispetto ai criteri elettivi europei, che a volte privilegiano la popolarità rispetto all’esperienza.

Critiche alla leadership europea e al modello occidentale

Zhang non risparmia parole nei confronti dell’Unione europea. Definisce la sua leadership “molto debole” e inferiore a quella cinese, sostenendo che l’Europa abbia perso autonomia a causa della dipendenza dagli Stati Uniti. Il professore ricorda le proprie previsioni del 2011, quando aveva avvertito che le primavere arabe avrebbero sfociato in un “Arab Winter” e che il populismo avrebbe potuto indebolire le democrazie occidentali, prevedendo persino l’elezione di un presidente americano più impopolare di George W. Bush. Secondo lui, questi avvertimenti si sono concretizzati con l’avvento di Donald Trump.

Relazioni commerciali: squilibri e proposte di cooperazione

Nel dibattito è emerso anche il tema del surplus commerciale tra Cina ed Europa. Zhang riconosce che la bilancia commerciale appare sbilanciata a favore di Pechino, ma sottolinea che gran parte di questo surplus deriva da prodotti europei fabbricati in Cina e poi reimmessi nel mercato occidentale, soprattutto nel settore automobilistico. Inoltre, evidenzia che nella sfera dei servizi la Cina registra un deficit rispetto all’UE. Il professore propone quindi di “creare una torta più grande”, invitando entrambe le parti a collaborare per trasformare gli squilibri in opportunità condivise, evitando una guerra commerciale che definisce “stupida”.

Intelligenza artificiale: un terreno di possibile governance comune

Per quanto riguarda la intelligenza artificiale Zhang segnala che la Fudan University collabora già con il Brookings Institution per identificare punti di convergenza. Cita l’esempio della corsa agli armamenti nucleari, dove gli USA e l’Unione Sovietica hanno poi avviato il controllo degli arsenali, proponendo che Cina e Stati Uniti possano analogamente stabilire meccanismi di allerta precoce sull’IA. L’obiettivo, spiega, è trasformare la competizione in “una sfida positiva”, evitando che la tecnologia diventi una minaccia esistenziale.

Pechino e la guerra in Ucraina: la posizione sulla NATO

Infine, Zhang ribadisce la linea ufficiale cinese sulla guerra in Ucraina, attribuendo la causa principale all’espansione della NATO. Secondo il professore, i cinque allargamenti verso est hanno creato le condizioni per il conflitto e, se la NATO si fosse fermata al quarto allargamento, la guerra avrebbe potuto essere evitata. Il docente avverte che l’Europa sta adottando una mentalità guerrigliera, preparando scenari di conflitto entro il 2029-2030, postura che define irrazionale. Invita quindi l’Unione a riscoprire una sicurezza comune che includa anche la Russia, piuttosto che escluderla e alimentare tensioni.

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