La bocciatura dell’emendamento sulla legge elettorale apre una nuova fase di tensione nella maggioranza guidata da Giorgia Meloni. I voti mancati in Parlamento alimentano dubbi sugli equilibri interni alla coalizione e accendono i sospetti su possibili manovre interne, con l’attenzione puntata anche sull’area vicina a Marina Berlusconi. Intanto il governo valuta le prossime mosse, tra il tentativo di rilanciare la riforma e lo scenario di un possibile voto anticipato.
La bocciatura della legge elettorale e il caso dei franchi tiratori
Sarebbero 31, secondo i calcoli della maggioranza, i voti mancati che hanno portato alla bocciatura dell’emendamento sulle preferenze nella legge elettorale. I responsabili vengono indicati nel gergo politico come “franchi tiratori”, un’espressione derivata dall’ambito militare che descrive chi colpisce dall’interno senza seguire le indicazioni del proprio schieramento.
In questo caso si tratterebbe di parlamentari che, nonostante le direttive ricevute, avrebbero scelto di votare diversamente, facendo saltare il provvedimento. I sospetti si concentrano soprattutto su Forza Italia, ma coinvolgono anche esponenti della Lega, mentre inizialmente era stata osservata con attenzione anche la componente vicina a Roberto Vannacci. Il capogruppo leghista Riccardo Molinari avrebbe parlato di 31 assenze strategiche tra i voti favorevoli, precisando che nessun esponente del suo partito sarebbe coinvolto.
Anche il dem Igor Taruffi ha avanzato una ricostruzione secondo cui una parte dei contrari arriverebbe da Forza Italia, una quota dalla Lega e una percentuale minore dall’area meloniana.
La premier Giorgia Meloni ha reagito con forte irritazione alla sconfitta parlamentare, accusando chi ha scelto di non sostenere il provvedimento di aver favorito una situazione di instabilità. Secondo alcune ricostruzioni, anche all’interno di Forza Italia si sarebbero manifestate perplessità sulle preferenze, con diversi esponenti contrari alla modifica. Nel partito azzurro si sarebbe svolto un confronto con Antonio Tajani durante il quale alcune parlamentari, tra cui Catia Polidori, avrebbero ribadito la loro opposizione, in linea con un appello già sottoscritto in precedenza.
Legge elettorale, Meloni accusa i franchi tiratori: sospetti su Marina Berlusconi
Dopo il fallimento dell’iniziativa parlamentare, Meloni starebbe valutando scenari alternativi, compresa la possibilità di un voto anticipato a giugno e la nascita temporanea di un eventuale governo “balneare”. La presidente del Consiglio ritiene che il mancato accordo sulla riforma elettorale possa favorire chi punta a un risultato di equilibrio senza una maggioranza chiara dopo le prossime elezioni politiche. Nel suo ragionamento, lasciare invariato l’attuale sistema significherebbe tornare a una stagione caratterizzata da maggioranze fragili e difficili mediazioni. Per questo motivo, Meloni si sarebbe confrontata con alcuni dirigenti di Fratelli d’Italia, tra cui Giovanni Donzelli, Galeazzo Bignami e la sorella Arianna, valutando la possibilità che una sconfitta parlamentare possa trasformarsi in un’occasione politica di rilancio.
Nel frattempo emergono anche ipotesi sui possibili protagonisti dell’operazione che avrebbe indebolito la maggioranza. Alcuni retroscena de La Stampa indicherebbero l’area vicina a Marina Berlusconi, presidente di Fininvest e figura centrale negli equilibri di Forza Italia, come possibile elemento di influenza sulle scelte di alcuni deputati. In particolare, il giornale cita Marta Fascina, considerata vicina alle posizioni della famiglia Berlusconi.
L’idea alla base di questa ricostruzione sarebbe che una parte del partito non voglia rafforzare eccessivamente Fratelli d’Italia in vista dei futuri equilibri istituzionali, compresa la scelta del prossimo presidente della Repubblica. Tuttavia, secondo il presidente del Senato Ignazio La Russa, il provvedimento potrebbe ancora essere recuperato a Palazzo Madama, dove il voto previsto dal regolamento sarebbe palese. Un altro elemento decisivo per il futuro della legge elettorale sarà rappresentato dai sondaggi attesi a settembre sulla crescita politica di Roberto Vannacci.
