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"Miope rispondere con nuovi reati": Anm contro il Decreto Sicurezza del Governo Meloni

"Miope rispondere con nuovi reati": Anm contro il Decreto Sicurezza del Governo Meloni

Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango, ha puntato il dito contro il nuovo Decreto Sicurezza del Governo di Giorgia Meloni dopo i gravi fatti del fine settimana scorso a Milano.

 Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Giuseppe Tango ha puntato il dito contro il nuovo Decreto Sicurezza del Governo Meloni dopo i fatti successi nello scorso weekend a Milano. I dettagli.

“Miope rispondere con nuovi reati”: Anm contro il Decreto Sicurezza del Governo Meloni

Rispondere ai fatti di cronaca con nuovi reati sarebbe una strategia “miope” secondo il presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) Giuseppe Tango, il quale, nella sua relazione al Comitato direttivo centrale dell’associazione, ha puntato il dito contro il Decreto Sicurezza del Governo di Giorgia Meloni dopo i gravi fatti successi lo scorso fine settimana a Milano, dove durante le proteste sono state distrutte vetrine e diversi negozi sono stati saccheggiati.

Poi ha anche detto: “Troppo spesso assistiamo alla tentazione di rispondere a complessi problemi sociali o a contingenti fatti di cronaca attraverso la creazione di nuove figure di reato o di un inasprimento sconsiderato delle pene. Si tratta di una scorciatoia che non risolve i problemi, ma intasa le aule giudiziarie ed esaspera le criticità degli istituti di pena.”

Anm contro il Decreto Sicurezza del Governo Meloni: “occorre un lavoro sinergico tra scuole, famiglie, terzo settore, istituzioni”

A margine del consiglio direttivo dell’Associazione nazionale dei magistrati, il presidente dell’Anm Giuseppe Tango ha anche detto che: “Fermo restando la condanna agli atti vandalici, di violenza di devastazione e la solidarietà agli agenti feriti vale la pena interrogarsi però sulle cause e sulle strategie di contrasto che, per essere davvero efficaci, non possono passare solo dalla repressione.

Pretendere di rispondere al disagio giovanile e alla sua complessità semplicemente con l’inasprimento di pene, contrazione delle garanzie, illusione delle carceri è abbastanza miope e soprattutto non porta alla risoluzione del problema. Occorre un lavoro sinergico tra scuole, famiglie, terzo settore, istituzioni. Questa non è una partita che la magistratura, le forze dell’ordine da sole possono mai vincere”. 

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