Da più di quattro anni la guerra sul confine europeo ha trasformato la politica di Bruxelles, passando da una preoccupazione latente a una realtà che erode le basi stesse dell’Unione. Il conflitto ha devastato il sud e l’est della Ucraina, ma le implicazioni per l’Europa vanno oltre i campi di battaglia: la necessità di sostenere Kiev e di contenere Mosca ha messo a dura prova le risorse economiche e la coesione politica del continente.
Con l’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che minaccia di ridurre l’aiuto americano e di imporre una soluzione svantaggiosa a Kyiv, l’Europa si trova di fronte alla prospettiva di dover assumere da sola gran parte del peso. Anche se la crisi si risolvesse, l’Unione non può più contare su Washington per garantire la propria sicurezza; deve quindi costruire la propria capacità finanziaria, industriale ed energetica.
Finanziamenti europei: dal prestito ERA al nuovo fondo da 90 miliardi di euro
Nel 2024 l’UE ha partecipato con 18,1 miliardi di euro al programma Extraordinary Revenue Acceleration (ERA) dei G7, destinati al sostegno dell’Ucraina. Solo questo aprile, l’Unione ha chiuso un nuovo finanziamento da 90 miliardi di euro, realizzato senza il contributo diretto degli Stati Uniti.
Questi interventi mostrano come la reciproca mutua emissione di debito stia diventando la norma, ricordando il NextGenerationEU da 750 miliardi di euro creato durante la pandemia.
Il ruolo delle riserve russe congelate
Le riserve sovrane di Mosca, bloccate soprattutto a Euroclear in Belgio, rappresentano una potenziale fonte di liquidità per ulteriori prestiti. La differenza di opinioni – il Belgio teme azioni legali russe e un impatto sulla sua posizione finanziaria – ha finora impedito un uso coordinato. In realtà, il rischio è sovrastimato: la condivisione del carico tra gli Stati membri permetterebbe di sbloccare capacità di credito aggiuntiva senza gravare eccessivamente su singoli paesi.
Sanzioni e dipendenza energetica: limiti attuali e scenari futuri
Questo mese l’UE ha adottato il più ampio pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma le misure hanno aggiunto numerose designazioni senza ampliare significativamente le attività vietate. L’importazione di gas via condotta rimane consentita fino all’autunno 2027, mantenendo una vulnerabilità strategica. Confrontando i dati del Mar di Hormuz, prima di febbraio circolavano circa 20 milioni di barili al giorno di petrolio e 110 miliardi di metri cubi di GNL; la Russia, nel frattempo, esportava 6,5 milioni di barili e 43 miliardi di GNL l’anno scorso, circa un terzo del petrolio e due-quinti del GNL del canale.
Azioni concrete contro la dipendenza
Per ridurre la dipendenza, l’UE deve accelerare la transizione verso fonti alternative, aumentare le capacità di stoccaggio e incentivare investimenti nella produzione domestica di energia. Parallelamente, è fondamentale puntare su strutture fiscali agevolate per le imprese del settore difesa e delle tecnologie emergenti, creando un mercato dei capitali più profondo e capace di finanziare progetti a lungo termine.
Le lezioni dell’esperienza aziendale americana
Negli Stati Uniti, mercati del capitale solidi hanno permesso a SpaceX di finanziare lo sviluppo di Starlink, tecnologia ora cruciale per le comunicazioni ucraine. Anche l’Europa deve dotarsi di una capacità fiscale capace di sostenere innovazioni simili, evitando di dipendere da decisioni unilaterali di imprenditori o governi esterni.
La costruzione di una vera economia di guerra europea richiede tre pilastri: un sistema di mutuo indebitamento coordinato, una strategia di sanzioni più incisiva e un mercato dei capitali capace di alimentare la difesa e la tecnologia. Solo con questi elementi l’Europa potrà garantire sicurezza e autonomia in un contesto internazionale sempre più incerto.
